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Il cinema di Paul Verhoeven – la recensione al volume sulla filmografia del regista olandese

Quella curata da Fabio Zanello e Antonio Pettierre per Falsopiano è un’edizione degna di nota, già solo per aver avuto il coraggio di passare in rassegna la controversa e variegata filmografia di Paul Verhoeven, che per i meno avvezzi potremmo limitarci a indicare come il regista, tra gli altri, di Robocop, Atto di forza e Basic Instinct.

Il volume, dal titolo “il cinema di Paul Verhoeven”, scandaglia con cura e in maniera dettagliata il vissuto e la carriera, grazie ai contributi di Aurora Auteri, Ilaria Dall’Ara, Giuseppe Gangi, Roberto Lasagna, Davide Magnisi, Mario Molinari, Giorgio Placereani, Antonio Pettierre, Francesco Saverio Marzaduri, Michele Raga, Mario A. Rumor, Elisa Torsiello e Fabio Zanello, del cineasta olandese. Purtroppo, almeno in Italia, come sottolineano poi i curatori nella loro prefazione, Verhoeven è stato ampiamente sottovalutato, prima sconosciuto e poi relegato a creatore di prodotti mainstream. E uno degli obiettivi di questo saggio è proprio restituire, almeno al pubblico del Bel Paese, una visione e lettura più approfondita e rivista di uno dei registi più provocatori ed estremi del cinema europeo. Quello di Verhoeven, caratterizzato da ben 6 titoli fantascientifici, genere attraverso il quale è balzato agli onori di cronaca e arrivato al grande pubblico, è infatti un cinema che non conosce pudore, veli o censure. Il regista olandese si protrae nelle scene sanguinarie, di stupro, di violenza, di sesso. La crudeltà mista alla provocazione è parte distintiva della messa in scena di Verhoeven, che ha attraversato erotismo, action, fantascienza, thriller, satira, storia e giovanilismo. Verhoeven è un rivoluzionario vero: prova ne è il suo cinema dirompente, che con Basic Instinct, ha reinventato i canoni stilistici del noir.

Corredato di suggestive immagini in bianco e nero, il volume prende in analisi in maniera cronologica la filmografia del regista (sino al suo recente Benedetta). Ma l’opera non si limita a semplici opinioni, prettamente critiche, bensì indaga nella poetica di Verhoeven, vero e proprio universo da scoprire. Completa il volume un’interessante intervista all’attore Rutger Hauer.


Alessia Urrata

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