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OCCHIALI NERI – la recensione al (non) ritorno di Argento al thriller

A distanza di una decade dall’ultima fatica in 3D attraverso la quale il maestro del brivido italiano Dario Argento rivisitava la figura del sanguinario conte transilvano, il vampiro per eccellenza Dracula, eccolo tornare sul grande schermo e attraverso il genere che lo ha reso celebre innovatore: il thriller.

Occhiali Neri, nelle sale dal 24 febbraio, è scritto dallo stesso Argento e Franco Ferrini e interpretato da Ilenia Pastorelli, Asia Argento e Andrea Zhang. Co-produzione italo-francese, il film che segna il ritorno dietro la macchina da presa del regista della Trilogia degli animali, delle madri, Profondo Rosso e di una sequela di capolavori che hanno contribuito a rivoluzionare il genere giallo e horror, presenta una Roma buia per via di una eclissi solare in piena estate: fenomeno al quale assiste un’ignara ragazza, Diana (Pastorelli), che di professione scopriremo essere escort, e che si preannuncia come un oscuro presagio. Da quel momento, infatti, la vita di Diana verrà sconvolta da una serie di eventi poco fortunati: tra questi, l’ossessione per lei da parte di uno spietato serial killer che si aggira a bordo di un furgone seminando panico e sangue per le vie della Capitale. La prostituta di lusso, braccata dallo sconosciuto assassino, resterà vittima di un grave incidente stradale a seguito del quale resterà cieca. Non solo: nel violento impatto resterà orfano anche il piccolo Chin, un bambino di origine cinese, unico sopravvissuto della sua famiglia allo scontro, e che per una serie di fattori si avvicinerà alla ragazza e vivrà con lei un vero e proprio incubo.

Argento, ormai ultraottantenne, con Occhiali Neri torna a disseminare, tra rimandi e autocitazioni, alcuni degli elementi tipici del suo cinema: torna il guanto nero, così come l’arma bianca e l’elemento del “diverso”. Torna certamente la casualità, ma purtroppo, almeno per chi conosce il cinema che fu di Argento, questo ulteriore capitolo non può che confermare che l’ultimo valido titolo giallo firmato dal regista romano resta NONHOSONNO (2001).

Occhiali Neri risente infatti di una sceneggiatura debole, che oltre i primi 30 minuti palesa una mancata ispirazione e diverse forzature: nonostante quello della violenza sulle donne sia un tema tristemente attualissimo, certamente il film poteva prendere una sterzata del tutto opposta. Il movente (veramente ai limiti del credibile) che spinge l’assassino a inseguire Diana non viene motivato per quanto riguarda le altre vittime, pesando fortemente su quell’eredità argentiana che proprio sull’introduzione di un concetto di movente innovativo e rivoluzionario ha fondato una nuova fortunata corrente. La recitazione mette in mostra purtroppo la caratterizzazione tipica di alcuni personaggi, più adatti alla commedia e al piccolo schermo che non al cinema del brivido. La stessa regia, purtroppo, sembra non riconoscere la mano di un maestro del genere al timone. Valide le musiche e buoni gli effetti speciali e visivi di Stivaletti. Nel complesso, un premio allo sforzo da parte di Argento va certamente riconosciuto. Ma ci si limita a quello.

 


Alessia Urrata

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