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In sala. Cassamortari, sorriso amaro

Un po’ di ironia e comicità sull’ultimo atto del cammin di nostra vita, per scomodare padre Dante, non è cosa nuova nel linguaggio cinematografico, e proprio alla tradizione della black comedy sembra volersi, lontanamente, ispirare (perché a rifarsi non è certamente riuscito) l’ultimo lavoro, realizzato per Prime, a firma di Claudio Amendola I cassamortari. Ad entrare in scena sono i bravi Massimo Ghini, Lucia Ocone, Gian Marco Tognazzi e Alessandro Sperduti che, seppur sostenendo una buona prova, purtroppo non bastano a rendere consigliabile il film, che porta in scena la famiglia Pasti, da generazioni a capo di una rinomata agenzia di pompe funebri, in competizione con la più nota, già solo per il suo balck humour, Taffo.

La commedia, che vede special guest il rocker Piero Pelù, è l’occasione per Amendola di raccontare quanto si cela dietro lo spietato mercato delle pompe funebri capitoline (ma non solo), e lo fa, seppur con una risata amara, attraverso la ricetta comica. O almeno, ci prova. Non mancano gli spunti interessanti, come l’accanimento per i social e la messa in scena della morte gettata in pasto ai follower, sino a dissacrare persino l’atto più esigente di rispetto.

Nato da un’idea dello stesso Amendola e di sua moglie Francesca Neri, questo film sarebbe dovuto uscire molto tempo fa (già nel 2020 era pronto), poi, causa pandemia, l’uscita al cinema è stata rimandata e alla fine è approdato direttamente su Prime Video. Certamente più adatto al piccolo schermo, I cassamortari comunque non supera la prova tra le ultime produzioni comiche di casa nostra, regalando poche risate e non riuscendo nell’intento.

 


Alessia Urrata

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