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Il futuro dell’energia è dietro l’angolo: come la Fisica può salvare le prossime generazioni dalla catastrofe

Diciamocelo: la situazione è pesante; e per i nostri nipoti promette di diventare pesantissima.

Già avevamo il cambiamento climatico. Poi è arrivata la pandemia, con la conseguente crisi economica. E adesso la guerra, che ha evidenziato ulteriormente i limiti dei nostri sistemi per produrre energia. Non possiamo più nascondere la testa sotto la sabbia: la questione energetica è grave e va affrontata.

Le fonti rinnovabili attualmente in uso – sole, acqua, vento e simili – sono una gran bella cosa, certo, ma non sono sempre così pulite né sempre così sicure. Soprattutto non bastano.

Un’ottima soluzione sarebbe diminuire drasticamente il consumo energetico, ma noi esseri umani da questo lato ci sentiamo pochino. E quindi tocca cercare nuove fonti energetiche, possibilmente pulite, economiche e abbondanti.

Una fonte con queste caratteristiche esiste. I fisici lo dicono da tempo: il meccanismo che tiene in vita “il Sole e l’altre stelle” è un prodigio di efficienza energetica e – con un po’ di buona volontà – potremmo riprodurlo anche qui da noi. Si tratta della fusione termonucleare.

Ma c’è un problema.

Il livello delle nostre conoscenze? Le tecnologie da realizzare? Certo, ma non solo.

Incredibilmente, un grosso problema è anche il nome.

Già, perché “Fusione nucleare” assomiglia tantissimo a “Fissione nucleare” e la gente le confonde. O le crede sorelle; quando, in realtà, non sono neanche cugine.

E quindi vai di polemiche urlate nei social ogni volta che un politico prova a parlarne.

Eppure – come ha dichiarato recentemente il prof. Piero Martin, dell’Università di Padova – “la fusione nucleare produrrà un rilascio di energia molto più elevato rispetto al combustibile fossile, non produce scarto radioattivo a lunga durata ed è intrinsecamente sicura: con qualsiasi incidente il processo si spegne naturalmente”.

Fortunatamente, al di là delle polemiche di pochi, molti Stati stanno scommettendo su questa tecnologia, investendo soldi e cervelli in progetti internazionali collaborativi: perché è evidente che prima si riuscirà a costruire centrali a fusione e meglio sarà per tutti.

I recenti risultati sperimentali hanno dimostrato che il progetto è realizzabile e che potremo avere un prototipo di centrale nel 2050.

Ma quando potremo iniziare a pagare bollette da fusione? Forse dal 2070.

Come dite? Troppo in là? Non vi sta a cuore il futuro dei nostri nipoti?

Se la risposta è sì, seguiteci nelle prossime puntate!

 

                                                                                                                                                                          Elisa Salvato

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