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Lo shark movie dell’estate tra rimandi e citazioni

Citazionista e realizzato con il mero scopo di divertire e omaggiare, SHARK BAIT (titolo originale Jet Ski), diretto da James Nunn, ci presenta nella sottile trama, funzionale solo a portarci in mare aperto, Nat e il fidanzato Tom, Milly, Tyler e Greg, un gruppo di amici che sta trascorrendo una vacanza in una località marittima (presumibilmente messicana).

Dopo una notte di baldoria, non contenti, i ragazzi decidono di trafugare le chiavi e impossessarsi illegalmente di alcuni jet ski per divertirsi in mare aperto. Nonostante i timori di Nat, che alla fine si unisce al resto del gruppo entusiasta, i cinque amici si avventurano a largo e, complice l’alcol, decidono di dare una sterzata all’ultima giornata di vacanza puntando le moto d’acqua una contro l’altra a tutta velocità.

Un dettaglio non di poco conto ci mostra i ragazzi lasciare propri effetti personali e cellulari a riva, dove le onde provvederanno a farne perdere ogni traccia. Il solo telefono che porteranno con loro si rivelerà poco utile in mare aperto.

Tornando al gruppo e alle sue sciocche bravate, le due squadre a bordo dei rispettivi jet ski finiranno per scontrarsi in un duro incidente che li costringerà a restare in balia delle onde mentre un enorme squalo bianco inizierà a dare loro la caccia. Parte così il bodycount.

Dal capostipite firmato Spielberg sino ai più recenti Open Water, Alla deriva, Paradise Beach, il film di Nunn si muove tra rimandi e citazioni, omaggi e tributi a un genere al quale, pur non aggiungendo molto, si presenta in maniera più che dignitosa, complici anche gli ottimi effetti speciali e i numerosi jumpscare, così come anche una trama e un finale, seppur non originalissimi, certamente meritevoli.

Diverte e si lascia guardare SHARK BAIT, del quale magari non avremmo sentito la mancanza ma ne apprezziamo certamente la genuinità e l’ottima prova.


Alessia Urrata

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