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L’intervista. Fusione nucleare: chiediamo a chi ne sa

Per concludere il nostro breve viaggio intorno alla fusione nucleare, abbiamo intervistato il prof. Francesco Gnesotto, Professore emerito di Elettrotecnica dell’Università di Padova, Direttore e poi Presidente del Consorzio RFX.

“La fusione sarà pronta quando la Società ne avrà bisogno”

Lo ha detto Lev Artsimovitch, fisico nucleare sovietico, nel 1973: in piena guerra fredda.

Sembra una frase enigmatica: cosa voleva dire?

Voleva dire che l’ingegno umano è capace di vincere anche le sfide più difficili, ma servono investimenti; e quindi una forte volontà politica.

Lei, che ha dedicato la vita alla fusione nucleare, cosa ne pensa?

Penso che forse Artsimovitch era troppo ottimista, perché a quei tempi non conosceva tutti i problemi da risolvere. Però una cosa è vera: se avessimo più soldi, potremmo ridurre il tempo necessario per costruire il primo reattore commerciale.

E oggi come siamo messi? La Società ne ha bisogno?

Oggi abbiamo risolto gran parte dei problemi scientifici e tecnologici: per questo siamo convinti di poter vincere la sfida. Inoltre, abbiamo finalmente capito che l’Umanità ha estremo bisogno di sviluppare nuove fonti di energia amiche dell’ambiente.

Da febbraio 2022 si sente molto parlare di fusione nucleare, anche da parte di politici. Ci sono state evoluzioni nella Ricerca scientifica?

Il 9 febbraio sono stati pubblicati i risultati del reattore europeo JET, che ha prodotto una quantità di energia da fusione mai ottenuta prima. Il risultato ha confermato che i calcoli alla base del progetto ITER sono esatti. ITER è un reattore più grande, attualmente in costruzione, che entrerà in funzione fra 5 anni. Dimostrerà definitivamente che con la fusione si possono produrre enormi quantità di energia elettrica.

Sembra magnifico! E qual è il ruolo dell’Italia in tutto questo?

La ricerca europea sulla fusione è un ottimo esempio di collaborazione internazionale, forse il più importante. Fin dall’inizio delle ricerche sulla fusione per scopi pacifici (anni ’60), l’Italia ha sempre avuto un ruolo fondamentale.

E il ruolo di Padova?

A Padova abbiamo il Consorzio RFX, i cui soci sono CNR, ENEA, Università di Padova, INFN e Acciaierie Venete. È un grande laboratorio per ricerche sulla fusione, il secondo in Italia per dimensione dopo quello di Frascati. Ci lavorano circa 200 persone, tra fisici, ingegneri, tecnici e amministrativi. Ha due obiettivi principali: studiare i plasmi nella macchina RFX e realizzare il più potente sistema di riscaldamento del plasma nel reattore ITER.

 

Elisa Salvato

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