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Proiettili d’Argento, gli anni Duemila del maestro del terrore

Che la carriera cinematografica di Dario Argento sia in effetti caratterizzata da una spaccatura, tra vecchio e nuovo millennio, è cosa nota. Come anche che la filmografia appartenente alla seconda era, ai Duemila insomma, non sia certamente considerata custode delle sue opere più memorabili. Ma che in queste ultime non vi fosse nulla che meritasse una particolare attenzione, come gran parte della critica poi ha ritenuto, non rende effettivamente giustizia al cineasta capitolino, che non manca occasione per innovarsi e (ri)nnovarsi.

Per la collana Bietti Fotogrammi, Claudio Bartolini ha realizzato il volume tascabile Proiettili d’Argento – Gli anni Duemila del Maestro del Terrore, nel quale, attraverso alcune sequenze selezionate per ciascun titolo preso in analisi, da Nonhosonno sino al recente Occhiali Neri, il critico mira a restituire al lettore-spettatore movimenti, inquadrature, montaggi o invenzioni tecniche degne di nota e che hanno contribuito a consacrare il regista maestro indiscusso del brivido in Italia. Sì, perché in quell’Argento del nuovo millennio è possibile, remando controcorrente, trovare validi motivi per giustificare la visione delle sue opere “nuove”.

L’autore dell’agile volume, attraverso una precisa indicazione relativa al minutaggio preso in analisi, ci guida alla scoperta di quel regista che ancora oggi, ultraottantenne, lascia ancora urlare il suo inconscio, attraverso la sua arte e messa in scena, e con lui anche il pubblico in sala.


Alessia Urrata

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