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Un Manifesto per la Marmolada

ll collegio delle Guide Alpine del Veneto ha proposto un “Manifesto” per la Marmolada, dopo i tragici fatti dello scorso luglio. I primi sottoscrittori sono stati il CAI e il Soccorso Alpino Veneto ed è stato presentato a tutti i portatori di interesse locale.

“Rivendichiamo un diritto universale alla frequentazione libera degli ambienti naturali” questo il primo punto. “Chi decide di frequentare gli ambienti naturali, ne accetta i rischi e se ne assume la responsabilità: riconosciamo che nessuno può garantire la sicurezza totale in un ambiente incontrollabile e caratterizzato da rischi oggettivi, ma sappiamo anche che i rischi soggettivi possono essere ampiamente mitigati dalla conoscenza del territorio, dall’acquisizione di competenze e dal sapere che viene dall’esperienza”.

Il Manifesto prosegue con il rifiuto  della visione politica di una montagna ridotta a parco giochi, a infrastruttura di svago regolamentata. “È importante che si diffonda la consapevolezza del fatto che nessuno può avere il controllo di fattori stocastici: non i sindaci, non il soccorso alpino, non le guide. Gli ambienti naturali sono dinamici ed in costante evoluzione: chi non è disposto ad assumersi la responsabilità, con consapevolezza, del contatto con la natura, deve fare autocritica e rinunciare alla frequentazione di questi ambienti”.

I sottoscrittori, poi, riconoscono i cambiamenti climatici come fattore di complessità crescente degli ambienti naturali. “Sappiamo che in questi ambienti in evoluzione sono sempre più frequenti episodi inediti ed estremi. Come guide ci impegniamo a continuare la nostra formazione sul tema, e a fare opera di educazione e divulgazione tra i nostri clienti: diffondere la conoscenza sui fattori di adattamento e mitigazione è un atto di responsabilità verso le generazioni future”.

Infine, il Manifesto riconosce gli impatti ambientali del turismo, e i sottoscrittori si impegnano a promuovere una frequentazione etica e responsabile degli ambienti naturali. “Il turismo si deve fermare quando diventa un fattore di stress per le popolazioni (umane e non umane) locali, e quando rappresenta una minaccia per la qualità della vita dei residenti e per la capacità di perpetuarsi dei servizi ecosistemici. Come operatori turistici, sentiamo l’esigenza di lasciare la nostra impronta sul mercato, incentivando modalità di fruizione che non consumino il territorio, e che siano rispettose dell’ambiente. Pensiamo che la partecipazione sia fondamentale per governare nel modo migliore la complessità in evoluzione dei territori di montagna.

La creazione di reti tra istituzioni, imprese, cittadini, terzo settore e professionisti è un aspetto cruciale nella prevenzione dei conflitti sul territorio e nella condivisione di una visione per il futuro. Le guide presidiano quotidianamente i territori impervi, e, di fatto, si impegnano in un ruolo di sentinelle privilegiate, attori di una sorveglianza diffusa sui segnali di cambiamento, in un’ottica di collaborazione con gli altri soggetti presenti sul territorio.

 

Alle porte della stagione invernale, resta intenso sulla “riapertura della Marmolada”. Le condizione estreme della passata estate sono superate ma permane l’ordinanza di accesso che, se confermata, significherebbe il rinunciare alla stagione invernale per l’impossibilità di aprire piste e collegamenti e, di conseguenza, al turismo legato agli sport invernali che alimenta un indotto si unificativo, fonte principale di reddito per numerose famiglie e attività. Un dilemma da risolvere a breve, con la prima neve già scesa.


Pamela D'Incà

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