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Avatar, la via dell’Acqua, il suggestivo mondo di Pandora

Un viaggio della durata di oltre tre ore (192’) quello che ci riporta, a distanza di 13 anni, su Pandora, universo creato con il kolossal Avatar da James Cameron. La Via dell’Acqua, questo il titolo del secondo atteso capitolo della saga in 3D, ci fa ritrovare, almeno nella prima ora del girato, Jake e Neytiri (Sam Worthington e Zoe Saldana) nella foresta di Pandora, il loro habitat, in versione casa e famiglia, e alle prese con ben 3 figli, i maschi Neteyam e Lo’ak, la femmina Tuk, e l’ormai adottata Kiri (Sigourney Weaver).

Ma l’aura serena presto sarà macchiata dal ritorno degli umani, capeggiati ancora una volta dal colonnello Miles Quaritch (Stephen Lang), clonato insieme ad altri suoi commilitoni nel corpo di un Na’vi.

I Sully cercano quindi riparo in un’altra realtà, un’altra dimensione del magico e suggestivo mondo di Pandora, e da questo momento il film lascia spazio a un’esperienza immersiva mozzafiato, facendoci vivere quelle che sono le nuove difficoltà del nucleo nell’ambientarsi e adattarsi alla nuova realtà.

D’altronde, sin dal primo fortunato capitolo, la saga Avatar, o meglio Cameron, ha sacrificato quella che è l’essenza a favore dell’apparenza, con la spettacolarizzazione delle immagini che supera una trama, in fin dei conti poco originale e con un messaggio di fondo, quello dell’invasione e colonizzazione, che seppur sempre attuale (mai quanto in questo preciso momento storico) di nuovo non ha nulla.

Ma se in extrema ratio, la trama può essere elemento secondario quando si parla di un evento visivo come Avatar, certamente l’esperienza della visione merita e compensa senza troppa fatica.

In (lunga) attesa del terzo, già annunciato e prevedibile, capitolo, invitiamo a un re-watch del primo prima di immergersi (letteralmente) nella via dell’Acqua.


Alessia Urrata

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