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La logica delle donne: come ragioneremmo oggi se Aristotele fosse stato una “lei”?

Oltre 200 persone erano presenti nella Sala Anziani di  Palazzo Moroni all’incontro “«Come ragioneremmo oggi se Aristotele fosse stato una “lei”»?

L’associazione APS Il Cantiere delle Donne con un gruppo Facebook che conta circa 7000 mila iscritte e l’Associazione Italiana di Logica e Applicazioni e all’International Council for Philosophy and Human Sciences di UNESCO, in occasione della Giornata Mondiale della Logica  che si celebra il 14 gennaio, hanno posto pubblicamente la domanda a Roberta Ravenni, neurologa, a Tamara Rinaldi, docente di Matematica al Liceo Artistico “Selvatico” di Padova, a Sara Caviola, ricercatrice al Dipartimento di Psicologia dello Sviluppo e della Socializzazione, Università di Padova e a Giovanni Sambin, studioso senior di Logica Matematica, Università di Padova.

Al centro dell’incontro, la logica delle donne è questione provocatoria ma molto seria. Il dibattito ha dimostrato quanto sbaglia chi dubita della razionalità delle donne, e quanto importante sia parlare di logica, la Cenerentola delle scienze dure, che ha bisogno di divulgazione per molti motivi, anche per una sana convivenza sociale. La domanda posta è lecita e lo conferma la scienza.

La dottoressa Roberta Ravenni ha spiegato che esistono differenze tra cervello maschile e femminile dal punto di vista anatomico, biochimico, nel processo di maturazione, nell’invecchiamento e nella predisposizione alle malattie. Ci sono strutture anatomiche diverse sia per volume che per funzione nei cervelli dei due sessi e la differenza si manifesta soprattutto nel modo in cui si presentano le emozioni e la capacità di problem solving. “Ma – chiarisce – è l’atteggiamento nella soluzione dei problemi ad essere diverso e studi di Risonanza Magnetica Funzionale lo evidenziano: stimoli uguali, nei cervelli dei due generi, accendono aree diverse. Questo probabilmente incide anche sul ragionamento logico”.

Lo ha osservato sul campo anche la professoressa Tamara Rinaldi per la quale la componente emotiva dei suoi allievi del liceo ha un ruolo rilevante.

«Tuttavia – dice – trovo molto difficile individuare sostanziali differenze di genere nel ragionamento logico. Forse la difficoltà è dovuta al fatto che ho di fronte ragazzi che hanno già formato o quasi le loro capacità di astrazione e la loro identità, anche di genere (che a volte nemmeno coincide con quella biologica). Penso che un altro motivo di questa difficoltà sia che, da osservatrice, do più importanza alle differenze di carattere, personalità e intelligenza, più che a quelle di genere».

Il ruolo rilevante della componente emotiva lo conferma Ravenni per cui nelle donne il processo decisionale è più influenzato dall’emotività che negli uomini, poiché maggiore è lo sviluppo delle aree limbiche (la parte più vecchia del nostro cervello) legate alle emozioni.

«Di recente è emerso che nelle donne è maggiore lo sviluppo dei neuroni specchio, responsabili dell’empatia, alla base anche del riconoscimento dell’appropriatezza di un’azione rispetto a un’altra in relazione a uno stimolo», cosa che potrebbe legarsi al concetto del “seguire una regola senza salti logici”.

A notarlo è anche la dottoressa Sara Caviola, che sta compiendo studi sull’apprendimento della matematica in alunne e alunni della scuola primaria di primo e secondo grado.

«A fronte di un adeguato raggiungimento degli obiettivi di apprendimento da parte di entrambi i generi – spiega – le bambine fin dalla scuola primaria tendono a vivere questa materia con maggiori difficoltà e ansie. Queste differenze emotive si consolidano – e tendono ad aumentare – nella scuola secondaria di primo grado, dove la disciplina si fa più astratta e complessa. Questo sembra dipendere anche dal modo di insegnare la matematica e dagli insegnanti: donne o uomini – sottolinea Caviola -, tutti portano nell’insegnamento il proprio bagaglio di gioie e frustrazioni acquisito durante il loro apprendimento, che inevitabilmente (e inconsapevolmente) trasmettono ai loro allievi».

Ancora. Mentre i maschi sembrano prediligere le attività visive e spaziali, le femmine sembrerebbero più forti con la parola. E questo deporrebbe a favore di un’ascendenza “femminile” della logica, se ne consideriamo l’origine linguistica.

E poi ci sono gli ormoni, le differenze biochimiche (serotonina, dopamina, sistema colinergico) e gli aspetti esterni: cultura, stato sociale, esperienza, condizionamenti.

Chiarito che logica è lo studio di quali regole permettono di passare in modo corretto e universale da premesse vere a una conclusione vera, il professor Giovanni Sambin ha sottolineato che da Aristotele ad oggi la logica ha fatto tantissima strada e, ad esempio, non si parla più di una “sola” logica, ma di “tante” logiche: accanto alla logica classica (più o meno quella aristotelica), c’è quella intuizionistica, quella paraconsistente, la lineare, la logica dell’incertezza e della vaghezza, etc. ognuna diversa dall’altra perché diverso è il concetto di verità sottostante.

Con così tante logiche Sambin conferma che ha senso ipotizzare una logica di genere e chiedersi come funzionerebbe.

“È interessante – spiega Sambin – che sia emerso come l’approccio femminile sia connotato da un atteggiamento di maggiore emotività, tutto ciò ci fa pensare che una logica delle donne potrebbe innanzitutto essere molto più complessa di quelle che conosciamo oggi, e che potrebbe avere al suo interno delle regole che tengono conto proprio di questa emotività”. Se alle donne fosse riconosciuta la liceità del “seguire la loro logica”, con regole riconosciute, ben fondate e codificate, oggi sarebbero più rilassate nei confronti dei loro detrattori e, in generale, delle discipline STEM, considerate ancora maschili più che femminili – conclude Sambin».

Quindi, come ragioneremo se Aristotele fosse nato femmina?

«È difficile pensare ad un Aristotele donna – spiega Rinaldi – perché nella Grecia del IV secolo a. C. non c’erano le condizioni perché una donna potesse trovarsi al posto di un uomo. Ma se ci fossero state, la storia probabilmente avrebbe avuto corso analogo. La logica risponde alle esigenze proprie di un certo periodo storico, si adegua, non è fissa. È un prodotto culturale».

Certo.  Tirando dunque le somme di questo convegno, se Aristotele fosse stato una donna oggi la logica probabilmente sarebbe più complicata ma avrebbe un po’ più di cuore.

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