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Il Veneto secondo produttore di frumento in Italia. Aumentano gli ettari a grano duro (+34%).

Con l’arrivo del caldo nelle campagne è corsa a mietere il grano dopo che il maltempo ha impedito l’accesso ai terreni dove si stima una perdita dei raccolti di almeno il 10% a livello nazionale, rispetto allo scorso anno. E’ quanto emerge dalla stima della Coldiretti in riferimento alle operazioni di trebbiatura in corso su tutto il territorio nazionale in un momento di grandi tensioni internazionali per la scadenza dell’accor Onu sul commercio di grano nei porti del Mar Nero in Ucraina.

Il rischio concreto – sottolinea Coldiretti – è che il raccolto di grano duro nazionale per la pasta possa scivolare a poco più di 3,7 milioni di tonnellate mentre quello di grano tenero per pane e biscotti rischia di attestarsi sotto i 2,7 milioni di tonnellate. Un risultato negativo nonostante i dati sulle superfici coltivate, vedono il grano tenero a poco più di 572mila ettari (+6,2% rispetto allo scorso anno), mentre per il grano duro – precisa la Coldiretti – i terreni coltivati sono fermi a quasi 1,22 milioni di ettari (-1,6% rispetto al 2022).

Il Veneto, con 96mila ettari, è secondo produttore in Italia di frumento tenero. Secondo i dati di Veneto Agricoltura in  provincia di Rovigo si coltivano 23.800 ettari, a Padova 20.700, Venezia 19.200, Verona 15.500, Treviso 8.800. La superficie a grano duro è salita a circa 19.400 ettari (+34%)concentrati in Polesine (65%) pari a 12.650 ettari. C’è poi Verona (2.850 ha.) e Padova (2.450 ha.)

Di fatto l’andamento climatico dell’ultimo periodo ha ridotto il potenziale produttivo della coltivazioni più diffusa in Italia con l’alluvione che è costata solo all’Emilia Romagna un taglio della produzione di grano tenero tra il 12 e il 15%, secondo il monitoraggio di Coldiretti e Cai – Consorzi Agrari d’Italia.

Il calo dei raccolti è stato accompagnato dal taglio dei compensi riconosciuti agli agricoltori che sono scesi del 40 % rispetto allo scorso anno. Non è accettabile – afferma Coldiretti – che di fronte all’aumento del prezzo della pasta al consumo rilevato dall’Istat a giugno pari al 12%, il grano duro nazionale necessario per produrla venga invece sottopagato appena 33 centesimi al chilo agli agricoltori che per potersi permettere anche solo un caffè devono vendere ben 4 chili di frumento. I ricavi – afferma la Coldiretti – non coprono infatti i costi sostenuti dalle imprese agricole e mettono a rischio la sovranità alimentare del Paese con l’abbandono di buona parte del territorio nazionale. Una situazione che – denuncia la Coldiretti – mette in pericolo la vita di oltre trecentomila aziende agricole che coltivano grano spesso in aree interne senza alternative produttive e per questo a rischio desertificazione.

Sotto accusa le manovre speculative con un deciso aumento delle importazioni di grano duro dal Canada, dove balzate del +1018%, passando da 38,3 milioni di chili dei primi tre mesi dello scorso anno ai 428,1 milioni dello stesso periodo del 2023, secondo un’analisi Coldiretti su dati Istat. In Canada il grano – ricorda la Coldiretti – viene coltivato utilizzando glifosate in preraccolta come disseccante, secondo modalità vietate in Italia, scatenando la rivolta degli agricoltori nelle principali regioni di produzione, dalla Puglia alla Sicilia.

La domanda di grano 100% Made in Italy si scontra con anni di disattenzione e di concorrenza sleale delle importazioni dall’estero, soprattutto da aree del pianeta che non rispettano le stesse regole di sicurezza alimentare e ambientale in vigore in Italia. E’ necessario adeguare subito – sottolinea la Coldiretti – le quotazioni del grano per sostenere la produzione in un momento difficile per l’economia e l’occupazione.

Occorre garantire che le importazioni di prodotti da paesi terzi rispettino gli stessi standard sociali, sanitari e ambientali delle produzioni italiane ed europee afferma la Coldiretti nel sottolineare che bisogna ridurre la dipendenza dall’estero e lavorare da subito per accordi di filiera tra imprese agricole ed industriali con precisi obiettivi qualitativi e quantitativi e prezzi equi che non scendano mai sotto i costi di produzione come prevede la nuova legge di contrasto alle pratiche sleali. E’ necessario riattivare da subito – conclude Coldiretti – la Commissione Unica Nazionale per il grano duro, la cui attività in via sperimentale è stata sospesa nell’ottobre del 2022, perché fornisce trasparenza al mercato e offre la possibilità di poter mettere attorno ad un tavolo tutti gli attori della filiera eliminando le distorsioni e i frazionamenti delle borse merci locali.

 

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