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La leggenda del 𝗦𝗲𝗹𝗮 𝗱𝗲 𝗣𝗼𝗻𝘁𝗮 𝗡𝗲𝗴𝗿𝗮 sul gruppo del Sorapis

C’era una volta un principe curioso, vanitoso e maleducato. Lo strazio dei reali e la disperazione del reame. Eppure era bello, biondo e con due occhi azzurri e sinceri.

Un giorno il principe sentì che un cavaliere potente possedeva una sella meravigliosa con la quale, senza cavallo, si poteva raggiungere qualsiasi luogo dell’universo (anche il sole, la luna e le stelle che il principe tanto desiderava).

Il principe, pensando che quello era un gran bel modo di viaggiare, decise di comprare la sella.

Ma la sella non si poteva né comprare né conquistare, quindi decise di rubarla.

Il principe si mise alla ricerca del guerriero finché lo trovò nella sua casa in cima ad un monte.

Il principe busso e, furbamente, si rese disponibile a servire il guerriero, il quale, dopo un momento di titubanza, lo assunse come paggio.

Della sella però non vi era traccia fino a quanto un giorno il principe spiò il guerriero dal buco della serratura e lo vide spazzolare la sella dicendole che era ora di fare un giretto in Africa.

Si piantò il cappello in testa, cinse la spada e, spalancata la finestra, balzò in sella esclamando: “Vola e via! Patatric e patatrac” e la sella partì.

Il principe, deciso a rubare la sella, la sera diede un decotto di papavero al guerriero che sprofondo in un sonno profondo.

Trovata sotto il materasso del guerriero, la spolverò, aprì la finestra e, balzato in sella, disse: “Vola e vai! Patatric e patatrac. Su, in cielo, voglio imprigionare la luna!”

Salì talmente in lato che inizio a sentirsi male. Supplicò la sella di tornare giù, ma non conoscendo la parola magica per rivolgerla al ritorno, dovette procedere fino a quando la sella urtò il sole che incenerì il fanciullo e poi ricascò ai piedi del suo padrone.

Il guerriero, disgustato dagli uomini vili e traditori, decise di distruggere la sella lanciandola là dove si vede ancora, sul bel monte Sorapis.

Foto Archivio provincia di Belluno


Pamela D'Incà

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