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Acqua di San Giovanni: magia e tradizione nella notte più lunga dell’anno

 

La notte che precede la nascita di San Giovanni, vicina al solstizio d’estate, il giorno più lungo dell’anno, il 23 giugno, è legata a riti propiziatori, tra sacro e profano.

Tra le Dolomiti bellunesi è tradizione preparare l’”Acqua di San Giovanni”: si raccolgono fiori spontanei ed erbe aromatiche, rigorosamente dopo il tramonto, si immergono in un piatto con acqua da porre all’esterno per tutta la notte. Al mattino, si usa quest’acqua per lavarsi mani e viso, come rituale di purificazione e rito propiziatorio per la fertilità. Non c’è una vera e propria regola su quali piante scegliere, è necessario lasciarsi guidare dall’istinto e dal rispetto della natura, raccogliendo solo quanto necessario.

 

Sacro (segnale del battesimo legato a San Giovanni battista, santo che ha introdotto il rito del battesimo nel cristianesimo, come momento di purificazione) e profano (rito pagano legato alla fertilità dei campi) si fondono un questa notte magica. Secondo la tradizione pagana la rugiada raccolta dai fiori nella notte arriva direttamente dagli dei, portando salute, amore e fortuna. Inoltre il rito dell’acqua, secondo la tradizione contadina, proteggeva dai forti temporali e dalla siccità.

Perché non portare un po’ di tradizione e magia nella propria vita? Buona preparazione!

 


Pamela D'Incà

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