Mondiali di calcio femminile, una breccia contro l’omofobia

di Corrado Poli*

L’omosessualità non è più un taboo in numerosi contesti, ma resta un pregiudizio radicato nel calcio, il più popolare degli sport. Grazie ai campionati mondiali di calcio femminile, in corso in Francia, si sta aprendo una breccia nel silenzio generale sul tema da parte di alcuni media sportivi. Continua a leggere “Mondiali di calcio femminile, una breccia contro l’omofobia”

La cattiva stampa e il suicidio assistito

di Corrado Poli*

Il modo in cui si sta commentando la notizia della morte attraverso il suicidio assistito della diciassettenne olandese suscita molti equivoci. Se non si fa chiarezza, ogni discussione è disonestamente strumentalizzata al fine di sostenere o contrastare in modo settario il diritto all’assistenza per il suicidio assistito nei casi più “normali” che riguardano soprattutto anziani, malati terminali e persone che hanno gravi menomazioni. Continua a leggere “La cattiva stampa e il suicidio assistito”

La comunicazione deviata (ma solo per gli altri) e la fine della verità

di Corrado Poli*

Nel dibattito politico di oggi imperano due mostri. L’uno sembrerebbe
l’opposto dell’altro, ma in realtà si somigliano in modo sconcertante: essi
sono il “complottismo” e il “comunicazionismo”. Continua a leggere “La comunicazione deviata (ma solo per gli altri) e la fine della verità”

Al voto. La campagna per le Europee tra “dinosauri” e “parcheggiati”

di Corrado Poli*

“Per chi voti”? “Non so! Se no a che servono le campagne elettorali”? Siamo alla vigilia di un’importante campagna elettorale per formare il Parlamento Europeo. Purtroppo, invece che parlare di Europa ed elaborare idee sia pure contrastanti di essa, si sfrutta l’occasione per litigare su beghe locali. E le candidature vengono di conseguenza. Viste le liste, il Parlamento europeo si riempirà di anziani dinosauri della politica in via di estinzione e di persone che vanno “parcheggiate” al fine di non nuocere. Ma qualche cosa di buono la campagna elettorale potrà comunque portare. Continua a leggere “Al voto. La campagna per le Europee tra “dinosauri” e “parcheggiati””

Congresso delle famiglie: guardano al futuro volgendosi al passato

Corrado Poli*
Passate le sciocche sciatte manifestazioni e contro manifestazioni sulla famiglia di Verona, cominciamo a parlarne seriamente. Da ambo le parti forse non ci si è accorti le leggi che regolano la famiglia, l’interruzione volontaria di gravidanza, il concepimento e altri aspetti basilari della convivenza umana risalgono a mezzo secolo fa. Coloro che si autoproclamano progressisti, difendono leggi vecchie frutto di lotte iniziate nel dopoguerra e più timidamente ancor prima. I tradizionalisti invece vorrebbero di nuove leggi che però prospettano un ritorno a un passato ancor più lontano. Entrambe le fazioni concordano nell’immaginare il futuro guardando indietro: gli uni vorrebbero tornare indietro di mezzo secolo, gli altri di un secolo tondo. Sarebbe invece utile riflettere sui profondi cambiamenti intervenuti nella società e nella tecnologia nell’ultimo mezzo secolo. Il matrimonio, nato nella società rurale premoderna e pre-urbana, aveva, tra gli altri, lo scopo del riconoscimento legale dei figli e del
sostentamento degli anziani. Oggi i figli sono riconosciuti dal DNA e non c’è bisogno di una paternità legale che obbliga il padre a farsene carico se si prova facilmente che sono figli di un altro. Nella società urbana in cui oggi vive gran parte dell’umanità si hanno minime probabilità di rapporti tra parenti anche lontani. Quando si viveva in piccoli villaggi, il matrimonio e il controllo della consanguineità tutelava dal decadimento genetico delle piccole comunità in cui vivevano gran parte delle persone. I figli e la famiglia tradizionale, inoltre, costituivano un’alternativa alquanto efficace al welfare pubblico per quanto concerne l’assistenza agli anziani. Una situazione che oggi sarebbe impossibile ristabilire.
Inutile poi elencare tutte le possibilità tecnologiche nel frattempo intervenute che consentono numerosi tipi di inseminazione artificiale, di uteri in affitto e di nuove tecnologie mediche e farmaceutiche che hanno cambiato la politica del corpo. Non si può omettere di parlare di questi problemi che sono ben più seri che la difesa della famiglia tradizionale monogamica e stabile. Si crede che lo facciano in modo arrogante da una posizione di superiorità e con il sostegno della Chiesa cattolica. Invece, chi ha organizzato il Congresso di Verona rappresenta una minoranza come lo sono ormai le famiglie tradizionali rispetto alle convivenze; che buona parte dei figli nasce fuori del matrimonio e che alla dottrina della Chiesa non ci crede nemmeno la Chiesa stessa. Detto questo, sarebbe sciocco considerare i tentativi, purché seri, di difendere la famiglia tradizionale che servono a gestire una ritirata ordinata evitando di cadere improvvisamente in una situazione diversa a cui non tutti si sono adeguati e per la
quale mancano le istituzioni sociali e parametri condivisi di giudizio. La difesa della famiglia tradizionale è ormai una lotta per la difesa delle minoranze tanto quanto la tutela dei diritti dei LGBT. Con la differenza che i primi stanno diminuendo per numero e diritti esclusivi e i secondi aumentando.
E veniamo al tema che tuttora scalda gli animi più di ogni altro: l’interruzione volontaria di gravidanza. La legge che la regola viene difesa ciecamente nonostante anch’essa sia vecchia essendo stata varata quando le condizioni sociali e tecnologiche erano molto diverse dalle attuali. C’era un alto tasso di natalità e una coscienza poco diffusa sulla possibilità di controllare le nascite. Non esisteva la pillola del giorno dopo e il sesso, per quanto liberalizzato dalle rivoluzioni del ’68, era ancora un taboo per una gran parte delle persone allora in età fertile. La rivendicazione della libertà della donna di abortire era necessaria perché le donne subivano violenza e in gran parte, al pari degli uomini, erano ignoranti, avventate e piene di pregiudizi anche contro gli anticoncezionali. Pur conservando l’idea che alla donna spetti la scelta di interrompere la gravidanza  liberandosi del feto o dell’embrione, mi pare dignitoso riconoscere alle donne una maggiore responsabilità nella gestione del proprio corpo avendo tutte le conoscenze per evitare gravidanze non desiderate. Anche senza essere integralisticamente “pro vita”, si può senza paura di perdere i diritti acquisiti, ragionare con mentalità aperta sui diritti dell’embrione (anche riguardo alla ricerca  scientifica) e anche su quella dei maschi che hanno contribuito al concepimento. Un ulteriore progresso dovrebbe riprendere in considerazione sia i diritti del feto sia quelli dell’uomo che ha partecipato al processo riproduttivo a cui la donna si è prestata in modo consenziente. Questo aggiunge alla dignità della donna che viene trattata come persona responsabile delle
proprie scelte, senza toglierle in ogni caso l’ultima parola in fatto di decisione di procedere all’interruzione di gravidanza che rimane un’operazione da evitarsi il più possibile: senza colpevolizzare nessuna, ma tenendo presenti i diritti di soggetti deboli quali il feto e il potenziale padre.


yU_FaYi5_400x400* Docente – Scrittore

Nuova Zelanda: un linguaggio nuovo nella condanna del terrorismo

di Corrado Poli*

Pochi hanno notato come Jacinda Ardern, primo ministro della Nuova Zelanda, abbia
compiuto una vera e propria rivoluzione nel linguaggio politico. Dopo l’attacco alla
moschea della settimana scorsa, Ardern non ha dedicato una parola all’attentatore: ha
detto che non aveva tempo di parlare di lui perché doveva concentrarsi su quel che
il Paese aveva perduto. Indipendentemente dal sesso del primo ministro, mi piace
evidenziare come questa possa essere una modalità simbolicamente “femminile” di
affrontare la politica. Continua a leggere “Nuova Zelanda: un linguaggio nuovo nella condanna del terrorismo”

Maraini e una pericolosa deriva sessista

di Corrado Poli*

Il Corriere pubblica un intervento di Dacia Maraini che esordisce così: “A Genova un uomo accoltella a morte la moglie. Il pm, Gabriella Marino, chiede 30 anni. Un giudice, Silvia Carpanini, riduce la pena a 16 anni, perché «l’uomo ha agito sotto la spinta di un sentimento molto intenso, non pretestuoso, né umanamente del tutto incomprensibile». Una riflessione pericolosa e pretestuosa. Cosa vuol dire non «umanamente incomprensibile»? Che la menzogna, l’infedeltà femminile meritano la pena di morte?”
La prima risposta a queste domande scioccamente retoriche di Maraini è che lei stessa usa un linguaggio colpevolmente sessista e mistificante! Intanto, per parità di genere avrebbe dovuto scrivere: “l’infedeltà, indipendentemente se maschile o femminile, merita la pena di morte?” Continua a leggere “Maraini e una pericolosa deriva sessista”

L’estrema destra e il ruolo delle donne

di Corrado Poli*

Nei movimenti di estrema destra tradizionali le donne costituivano una percentuale ridotta degli attivisti. Se vi partecipavano, dovevano sostenere un ruolo di supporto e non di leadership. Un po’ come nella Chiesa Cattolica in cui le donne non possono essere ordinate sacerdoti e tanto meno aspirare a diventare vescovi o cardinali come avviene in numerose denominazioni evangeliche, nell’Islam e nel giudaismo riformati. Continua a leggere “L’estrema destra e il ruolo delle donne”

Elezioni europee, coscienze critiche e preoccupazioni

di Gianlorenzo Martini *

Da alcuni sondaggi pubblicati nei giorni scorsi, pare che le due famiglie politiche (Popolari e Socialisti) europee sommate assieme, non raggiungano la maggioranza nel prossimo consesso democratico della nostra Europa e cioè nel Parlamento Europeo di Strasburgo/Bruxelles. Continua a leggere “Elezioni europee, coscienze critiche e preoccupazioni”

La “Grande opera” della manutenzione ordinaria

di Corrado Poli*

 Finalmente a Padova si esce dai luoghi comuni! Dopo mille convegni su grandi opere mai viste e su aree metropolitane mai realizzate, dopo essersi confrontati velleitariamente con Parigi e Londra, si terrà un Convegno che non riprende le solite megalomanie di provincia. L’obiettivo di “Padova riparte dal piccolo” organizzato dall’Associazione Habitus con la collaborazione del Comune di Padova, degli Ordini degli Architetti e degli Ingegneri, e del Collegio dei Geometri sarà riflettere ispirandosi all’urbanistica più consona al mondo di oggi.

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