La Enterprise, una portaerei rivive nel mito. Dalla crisi cubana a Star Trek, la nave che rinasce sempre dalle sue ceneri

di Giò Alajmo*
È cominciata negli Usa la storia della prossima Enterprise, la nave con il nome che più di tutti evoca negli Stati Uniti il senso della propria storia e del proprio futuro.
Programmata per prendere il mare nel 2025, la nuova portaerei nucleare ha già avuto l’equivalente della sua prima pietra, quando il primo pezzo di acciaio proveniente dalla precedente Enterprise è stato fuso e trasformato in una delle lastre che formeranno lo scafo della nuova portaerei nucleare, la CVN-80. Ma la produzione potrebbe slittare per motivi di bilancio di un paio di anni.
Andata in pensione nel 2015 l’Enterprise CVN-65, è stata la più grande nave del mondo (343,2 metri di lunghezza), la prima portaerei atomica della storia, un nome famoso nella storia americana per aver rappresentato il futuro tecnologico dell’America appena uscita dalla Seconda Guerra Mondiale. E il suo acciaio sarà rifuso per rinascere nella nuova nave, come già parti della precedente Enterprise, che sostenne lo sforzo militare americano nella Seconda Guerra Mondiale, furono inglobate nella successiva.
Fino al 1945 il primo problema da risolvere nei conflitti riguardava la ridotta autonomia dell’aviazione. Se questo metteva al sicuro l’America tra due oceani, rendeva però complicata la gestione degli interventi lontano dal paese. I giapponesi mostrarono a Pearl Harbor che la soluzione era nelle portaerei, giganti del mare capaci di portare caccia e piccoli bombardieri a ridosso degli obiettivi. E fu proprio il mancato affondamento di due portaerei a rendere l’attacco a sorpresa giapponese alla flotta statunitense del Pacifico una vittoria di Pirro.
Inglesi, giapponesi, americani, erano ben coscienti del fatto che il dominio dell’aria passava per il dominio dei mari e per le immense piattaforme galleggianti in navigazione. Furono numerose le navi convertite a questo scopo, con vari tentativi, non ultima la sperimentazione britannica di una “portaerei di ghiaccio” teoricamente inaffondabile, che non superò però la fase progettuale una volta che fu chiaro che l’acciaio risparmiato per la costruzione sarebbe stato inferiore a quello necessario per produrre le parti di acqua congelata.
L’America uscì dal conflitto mondiale vittoriosa e con la convinzione di avere il mano il futuro sotto forma di energia nucleare. Gli anni ’50 e ’60 resero la “Bomba” una moda: le procaci pinup furono definite “atomiche” e il sensuale costume a due pezzi prese il nome di “bikini” dall’atollo dove si sperimentavano le bombe nucleari. Altri, come la generazione di giovani e artisti che comprende Bob Dylan, guardarono oltre, all’incubo globale di un olocausto nucleare, ma prima che Dylan scrivesse “Hard Rain’s a-Gonna Fall”, la marina degli Stati Uniti aveva già varato la sua nuova nave simbolo, la più grande nave del mondo, la prima portarei a propulsione nucleare, capace di fare il giro del mondo senza scalo, la “Uss. Enterprise”, un nome che significava continuità con la gloria del passato.
 La prima Uss Enterprise fu un vascello inglese catturato durante la prima guerra d’indipendenza e così ribattezzato. Ne seguirono altre sette, oltre a un cutter vincitore della Coppa America 1930 a New York, un battello a vapore che partecipò alla battaglia di New Orleans contro gli inglesi nel 1815 e viaggiò poi per 3500 km. lungo il Mississippi fino a Brownsville, dimostrando che le navi a vapore potevano sostenere i commerci, e una recente nave scuola della Marina) e che è diventato un simbolo del futuro visionario quando Gene Roddenberry lo utilizzò per denominare le astronavi della serie Star Trek e di conseguenza la Nasa il primo dei suoi Space Shuttle in una serie di omaggi incrociati.
La prima Enterprise nucleare ha superato i 55 anni di attività, più del doppio della vita naturale di una nave di questo tipo. Varata sotto Eisenhower e entrata in servizio nel 1961 con Kennedy prese il nome della gloriosa portaerei scampata al bombardamento di Pearl Harbor, che fu a tal punto protagonista del successivo conflitto mondiale, da guadagnarsi venti medaglie al valore e a reggere per un certo periodo da sola lo sforzo bellico dell’aviazione sul mare, ferita ma ancora in galleggiante e attiva.
Quando fu dismessa, la sua leggenda era tale che fu avviata una sottoscrizione popolare per acquistarla e trasformarla in museo, ma i fondi raccolti non furono sufficienti. Nel 1958 cessò di esistere ma il suo nome e una parte dell’arredo furono trasferiti sulla nuova avveniristica portaerei nucleare che prese il mare tre anni dopo.  Era una nave strepitosa, imponente che poteva circumnavigare il mondo senza scalo portando fino a 90 aerei. La vidi a Napoli, ormeggiata in porto, gigantesca, avveniristica, quando fu mandata a raggiungere la Sesta Flotta nel Mediterraneo.
Fu usata per monitorare il primo volo orbitale di John Glenn, e Kennedy la schierò davanti a Cuba nella crisi dei tredici giorni, protagonista del blocco navale contro l’arrivo di missili dalla Russia.
Fu quindi impiegata in Vietnam, quindi ammodernata per far raggiungere al ponte i 324 metri, utili per la partenza dei caccia F14. Fece il giro del mondo senza rifornimento, fu protagonista nella crisi irachena e nella guerra del Golfo, e anche in un film con Tom Cruise (“Top Gun”), mentre per l’incontro fra le due navi famose nel film “Star Trek 3”, quando la nave stellare tornò nel passato e incrociò la vecchia portaerei con lo stesso nome, fu usata una “controfigura” perchè la nave originale era in missione altrove.
Ammiraglia della flotta è ora sostituita da una nuova generazione di navi più compatte e a effetto stealth,  invisibili ai radar, che prendono il nome da presidenti americani. Ma non è mancata proprio all’epilogo la teoria complottista, diffusa  su internet, che voleva che l’ultima fosse in realtà una missione suicida, e che la nave, inviata di supporto in medio oriente come ultima missione, fosse destinata a essere silurata e affondata nel Golfo Persico per creare “l’incidente” in grado di far esplodere l’attacco all’Iran.
Ovviamente, le cose sono andate diversamente, anche se i complottisti potrebbero sempre attribuirsi il merito di aver sventato il progetto con la loro denuncia.
Il nome della “Big E”, a cui gli americani sono storicamente legati, dovrebbe ora tornare a solcare i mari entro il 2028 legato alla nuova portaerei nucleare di classe Ford, che seguirà di qualche mese il modello intitolato al presidente John Fitzgerald Kennedy che della Enterprise fece uno dei simboli della Nuova Frontiera.

gio*Giornalista – Critico

La politica di oggi e la storia romana

di Corrado Poli*

Un episodio della storia romana, narrato da Tito Livio, ci può aiutare a comprendere quanto sta succedendo nella politica italiana, europea e occidentale in generale. Quando i Sanniti intrappolarono i Romani alle Forche Caudine, il capo dei Sanniti Gaio Porzio chiese consiglio al vecchio padre Erennio il quale gli consigliò di lasciare andare liberi i Romani e fare con loro un patto di alleanza da una posizione di superiorità. Continua a leggere “La politica di oggi e la storia romana”

L’intervento. “Presidente Fico con le mani in tasca. Donazzan (FI): “Vergognoso, si scusi o si dimetta”

di Elena Donazzan*

“Non si era mai visto nella storia della nostra Nazione un Presidente della Camera dei Deputati tenere le mani in tasca e non accompagnare con il canto l’inno di Mameli. Non si era mai vista la terza carica dello Stato rifiutare di scusarsi di fronte ad una evidente e terribile gaffe, compiuta nel pieno delle sue funzioni istituzionali. Fico deve vergognarsi! Deve farlo di fronte a ciascuna uniforme, a ciascun familiare di quei caduti per difendere uno Stato che ora permette proprio a lui di sedere sullo scranno più alto di Palazzo Montecitorio. Fico, che con questo suo gesto ha dato riprova della sua inadeguatezza, deve chiedere scusa ai tanti insegnanti che faticano quotidianamente nella costruzione di una educazione civica, ai Magistrati coraggiosi che subiscono pressioni e minacce, ai tanti amministratori locali, che in qualche zona d’Italia avrebbero bisogno della scorta che proprio a lui è assegnata! Per questo oggi ho scritto una lettera a Fico: innanzitutto per significargli il mio più totale disappunto, e poi per invitarlo a vergognarsi e a scusarsi con gli italiani per il gesto di cui si è reso autore. Se non riterrà di farlo, si dimetta: è la scelta più coerente, e potrà così tornarsene a casa comodamente seduto su uno degli autobus che tanto dice di amare”.


donazzan* Assessore Regione Veneto Istruzione e Lavoro

I due volti della politica: il despota illuminato e il pastore-pecora

di Robin

In coloro i quali praticano la politica covano spesso due personalità latenti opposte, ma altrettanto perniciose: il despota illuminato e il pastore-pecora che segue il gregge. Il primo – di solito un intellettuale prestato alla politica – è convinto di agire per il bene di tutti, che tutto sia possibile e immediato purché lo si lasci fare. Nel migliore dei casi non combina niente, nel peggiore fa disastri materiali o politici; di solito finisce in breve tempo nel dimenticatoio travolto da insulti, scherni e dall’ira di chi aveva illuso. Spesso si tratta di anime tanto ingenue quanto presuntuose e talora persino generose, ma ignoranti della complessità delle cose umane. Per difendersi da questo primo tipo di politico ci sono due modi: l’uno imporgli almeno due anni di psicanalisi prima di affidargli incarichi di governo al fine di rimuovere dal suo inconscio questa personalità latente che lo induce a credere di sapere tutto; l’altra fargli fare la necessaria gavetta politica prima di assegnargli compiti politici.

La seconda personalità, per quanto opposta, è altrettanto deleteria. Questo secondo tipo di politico non ha idee né si sforza di averle. E fin qui non sarebbe una tragedia poiché la società le propone autonomamente. Il problema è che per paura di non conservare la carica – che è tutto quello che ha e vuole – ostacola qualsiasi innovazione e si circonda di persone simili a lui, ma più stupide in modo che non possano nuocergli.

Queste due personalità politiche sono fragili di fronte alla corruzione. Il despota illuminato perché viene imbrogliato incolpevolmente da chi conosce i trucchi del mestiere e gli rifila tutto quello che vuole. Oppure perché, prima o poi, cade nello sconforto e nella delusione, quindi, visto che tutto fa schifo, tanto vale adeguarsi. Il pastore-pecora perché, non avendo idee, è facile preda di chi gli propone e garantisce affari in cambio della conservazione della posizione. Per fortuna non tutti sono così e ci sono anche persone esperte, modeste, capaci e concretamente innovative.


 

Il diritto dei giovani a ribellarsi

 di Robin

In questi giorni fanno discutere (dell’universo mondo) i video della violenza di alcuni studenti verso i professori. A che punto siamo arrivati! Non c’è più buona educazione! Ma questo avviene solo negli istituti frequentati dai poveri mentre nei licei sono tutti bravi! E la chiosa finale: ai nostri tempi era diverso e noi rispettavamo gli insegnanti e studiavamo davvero.

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Elezioni2018: Tutto previsto… tranne il futuro

di Corrado Poli*

Non è successo niente di imprevisto. Sollevata la coperta del voto, s’è trovato esattamente quel che ci si aspettava, sebbene alcuni si rifiutassero di crederci. Queste elezioni hanno abbondantemente rimescolato le rappresentanze nelle istituzioni, ma qualsiasi governo si formerà – se si formerà – non trasformerà radicalmente e immediatamente l’Italia. Continua a leggere “Elezioni2018: Tutto previsto… tranne il futuro”

Flash… Porgi l’altra guancia: Gesù Cristo, Mohamed Alì e Trump

di Robin

Nonostante quel che si legge nel Vangelo, di questi tempi qualcuno sostiene senza vergogna che di avere tutta l’intenzione di restituire lo schiaffo anziché porgere l’altra guancia. L’esortazione evangelica viene erroneamente spiegata come un atto di umiltà e sottomissione. Chi è in posizione di potere usa la parabola per indurre i sottoposti a subire le prepotenze senza reagire. Gli umili presi a ceffoni sarebbero invitati a subirne altri “cristianamente”; al più a chiedere pietà. Continua a leggere “Flash… Porgi l’altra guancia: Gesù Cristo, Mohamed Alì e Trump”

Io vado a votare. Chi tace acconsente che tutto si verifichi

di Daniela Boresi

Io andrò a votare. E lo farò perché è un diritto per il quale molti prima di me hanno lottato e che rispetto, e perché lo considero un dovere nei confronti di un Paese nel quale sono nata e vivo. Non potrei mai applaudire, o ancor più contestare, una guida del Paese dalla quale mi sono chiamata fuori. Il non presentarsi alle urne non è  una manifestazione di interesse, non possiamo legittimare il “partito del non voto”, anche se in ogni elezione, da quelle locali a quelle nazionali, la compagine di chi diserta pesa moltissimo. Continua a leggere “Io vado a votare. Chi tace acconsente che tutto si verifichi”

Flash. L’educazione sessuale dei settantenni: chiacchiere segrete tra coetanei

di Robin*

L’educazione sessuale dei settantenni è stata impartita loro per mezzo delle chiacchiere segrete tra coetanei e attraverso il learning by doing (la pratica, in parole povere). Per i più giovani di loro – vale a dire chi s’aggira tra i cinquanta e i settant’anni – l’educazione sessuale, finalmente liberalizzata dopo il ‘68, diventò argomento di insegnamento formale impartito da imbarazzatissimi adulti. Spesso era affidata a sacerdoti e suore di ampie vedute e scarsa esperienza; che, se ce l’avevano, la negavano nondimeno.

Noi che apparteniamo a questa classe di età, partecipavamo a morbosi incontri che finivano praticamente in asettiche lezioni di anatomia. Non si arrivava mai al dunque, a quello che davvero volevamo sapere. In seconda liceo, per un intero anno scolastico, studiammo anatomia con una arcigna e anziana professoressa nubile: indugiammo su tutte le parti e le funzioni del corpo, ma arrivati infine all’apparato sessuale, eravamo ormai a giugno e non riuscimmo a concludere il programma. Così che ricevetti la mia educazione sessuale – meglio dire appresi quello che desideravo davvero sapere – durante gli allenamenti per la corsa campestre correndo con un mio compagno più grande e apparentemente esperto.

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Il Flash. Politici, bugie e onestà intellettuale

di Robin

Onestà intellettuale significa non credere alle proprie bugie. Al politico che mente sapendo di mentire rimane chiara la distinzione tra il bene e il male. Pur corrotto dallo smodato desiderio di potere, si concede la possibilità di conoscere se stesso e quindi di ritornare sulla retta via. Questa possibilità è preclusa al peggior genere di bugiardi: gli opportunisti incalliti che credono alle proprie menzogne affermando tutto e il suo contrario. Unica loro fede è il proprio tornaconto.

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