Carmignano. Le cicogne mettono su casa con l’aiuto dell’Enel

di Carlotta Fassina*

Anche quest’anno la coppia di cicogne della frazione di Camazzole di Carmignano sembrerebbe intenzionata a portare a buon fine la nidificazione e l’allevamento dei piccoli sino al loro involo. Serviva però la messa in sicurezza del traliccio usato anche l’anno scorso per il nido, operazione che si è conclusa felicemente nelle prime ore di domenica 10 marzo, grazie all’intervento di Enel Distribuzione. Continua a leggere “Carmignano. Le cicogne mettono su casa con l’aiuto dell’Enel”

Gelatine luminescenti: gli ctenofori, vecchi e nuovi abitanti dell’Adriatico

di Carlotta Fassina*

Passeggiando in questi giorni lungo qualche spiaggia di Chioggia, prestando attenzione alle concentrazioni di gabbiani reali sulla battigia, potreste incappare anche voi in alcune “gocce” misteriose, trasparenti e gelatinose, della grandezza di poco più di 1 centimetro. I gabbiani sono lì perché le mangiano. Si tratta di piccoli animali marini morti e spiaggiati, appartenenti al Phylum degli ctenofori (Phylum è un raggruppamento zoologico di livello inferiore al regno). L’identificazione precisa della specie che ho trovato è opera da specialisti, difficile comunque su esemplari spiaggiati e rovinati dal moto ondoso e dal tempo.

thumbnail_ctenofori Chioggia

Gli ctenofori sono confusi con le meduse per via del corpo gelatinoso, ma sono tutt’altra cosa e, rispetto a queste, non hanno cellule urticanti, quindi sono innocui per l’uomo.

Il loro nome significa letteralmente “portatori di pettini” perché hanno fila di ciglia disposte come in un pettine, lungo otto meridiane che congiungono la parte sommitale con quella inferiore, dove è posta la bocca. Questi piccoli peli servono per la locomozione attiva nell’acqua. Gli ctenofori hanno un aspetto per lo più tondeggiante, ma alcune specie, come “il cinto di Venere”, Cestus veneris, sono nastriformi. Vivono solitamente nelle acque prossime alle coste, generalmente superficiali, ma alcune specie anche in acque profonde.

Sono degli affascinanti organismi marini, oggi più noti d’un tempo nell’alto Adriatico a causa della proliferazione vistosa di una specie “aliena” di cui parleremo in seguito. Non c’è però solo quella, in Mediterraneo ce ne sono altre, forse in passato un po’ trascurate persino dai biologi, perché difficili da identificare e con individui poco diffusi.

Non è per nulla semplice osservare uno ctenoforo vivo, il cui corpo gelatinoso si perde tra le increspature e i riflessi delle onde del mare. Da molto vicino, o meglio in acquario, si possono notare dei bagliori di colore che ne percorrono le ciglia e che sono originati o dalla rifrazione della luce sulle ciglia stesse o da vera e propria bioluminescenza. Vederlo al buio, quando c’è bioluminescenza, lascia mozzafiato: sembra una creatura spaziale.

Alcune specie catturano le loro prede, costituite da plancton, piccoli pesci o altri ctenofori, con le ciglia o inglobandole in una sorta di sacco entro il quale c’è l’apertura orale, altre invece con dei tentacoli appiccicosi che vengono ritratti verso la bocca quando cosparsi di prede.

La specie che in questi due o tre anni ha intensificato in modo esplosivo la sua presenza lungo le coste dell’Adriatico è la Mnemiopsis leidyi, detta noce di mare, per la quale è in corso un progetto di monitoraggio europeo dal nome di MEMO. Raggiunge i 7-10 cm di lunghezza. È giunta addirittura fino al Mar Baltico e non sembra volersi arrestare.

Da noi è arrivata probabilmente con le acque di zavorra delle petroliere: dall’Oceano Atlantico, vicino al Nord America, fino al Mar Nero e da lì al Mar Caspio e infine al Mediterraneo, dove per un po’ di tempo non ha fatto molto parlare di sé. In Mar Nero ha saputo presto imporsi grazie alla sua grande adattabilità a variazioni di temperatura e salinità delle acque. In quel mare, già afflitto dalla sovrapesca, per diversi anni dopo il suo arrivo, la specie si è riprodotta senza precedenti e ha messo in crisi lo sviluppo di uova e avannotti dei pesci che ha incontrato, di cui si è cibata in grandi quantità, assieme allo zooplancton, a sua volta ridotto fino all’80%. Poi però ha dovuto fare i conti con un nuovo conquistatore, uno ctenoforo predatore di altri ctenofori della specie Beroe ovata. L’iniziale esplosione demografica della “noce di mare” in Mar Nero e Mar Caspio si è allora molto ridimensionata, ma da 2-3 anni sembra avere un comportamento simile nell’Alto Adriatico, tanto che alcuni scienziati hanno proposto di introdurre anche qui il suo predatore Beroe ovata, comunque già arrivato nel Golfo di Trieste. Non sappiamo se questa sia una strada valida o se alla lunga essa potrebbe creare ulteriori squilibri ai già fragili ecosistemi del Mediterraneo. Intanto Mnemiopsis leidyi sta creando qualche guaio alle reti da pesca e si fa ritrovare spesso spiaggiata nell’area del Delta del Po.

La noce di mare, l’ ennesimo “invasore”, è un po’ l’emblema di come ci accorgiamo delle cose naturali solo nel momento in cui diventano fenomeno non quando sono ordinarie. Siamo poi soprattutto noi a favorire la diffusione di ormai moltissime specie al di fuori dei loro areali, con una velocità impensabile per i normali ritmi naturali e con effetti difficili da prevedere.

Passeggiare sulla spiaggia con la voglia di osservare e il desiderio di apprendere, può comunque far scoprire infiniti e affascinanti mondi, decisamente oltre l’ordinario e l’immaginazione.

Per bellissimi video:

http://planktonchronicles.org/fr/episode/ctenophores-orgie-de-couleurs/


carlotta-fassina*Naturalista

Una mangiatoia per gli uccellini che in inverno restano a farci compagnia

di Carlotta Fassina*

Con il freddo e il proseguire dell’inverno le risorse di semi a terra, di frutta selvatica e d’insetti disponibili vanno esaurendosi per tutti gli uccellini di pochi grammi di peso che non disdegnano di frequentare i nostri giardini. Aiutarli con del cibo è quindi una scelta utile e di grande soddisfazione. Continua a leggere “Una mangiatoia per gli uccellini che in inverno restano a farci compagnia”

I regoli, 5 grammi di piume per i piccoli re

di Carlotta Fassina*

Poco hanno in comune i due regoli di cui voglio parlare, se non il fatto di essere piccoli, in senso quantomeno relativo, e poco visibili perché nascosti in mezzo ad altro. Il primo Regolo è però una costellazione posta a sud-est di quella dello Scorpione e oscurata da astri più luminosi di lei; il secondo invece è un uccellino di 5 grammi di peso (il più piccolo uccello europeo) che si muove celato dagli aghi e dalle fronde delle conifere. Continua a leggere “I regoli, 5 grammi di piume per i piccoli re”

Stormo di gru in volo su Padova: il loro passaggio annuncia l’arrivo dell’inverno

di Carlotta Fassina* 

Erano quasi le 15 di giovedì 8 novembre, quando ho riconosciuto da lontano l’inconfondibile verso di uno stormo di gru, il primo, per me, in volo sopra Padova quest’autunno.  Sapevo che stavano arrivando, ma temevo di perdermi il loro battito ritmico sopra strade, case, tralicci. E invece no, il mio primo stormo era composto da una cinquantina di esemplari in formazione a V, che si tenevano in contatto con il tipico verso metallico.

Il passaggio inaspettato di uno stormo di gru in città è, per me, una sensazione forte, di quelle che mi fanno balzare il cuore a mille. È una sensazione di gioia irrefrenabile e di timore nello stesso tempo, gioia per la riscoperta di una presenza amata e familiare, timore per le difficoltà di un viaggio che attraversa ambienti in cui l’uomo è la principale insidia. Vedere queste aggraziate sagome allo scoperto e non tra le braccia protettive della nebbia e della notte mi fa ogni volta temere per il loro destino.

Le stavo aspettando, a ottobre erano ammassate in Germania, in Ungheria, in Polonia, pronte al segnale del via, probabilmente ritardato dal perdurare del caldo.

Alcune di loro seguiranno la rotta della Spagna per svernare lì o proseguire fino all’Africa occidentale; altre invece si sposteranno lungo le coste del Mediterraneo orientale e arriveranno fino all’Africa di levante. Saranno il freddo e le condizioni meteorologiche a condizionare il loro spostamento. La rotta italiana le porta a sostare tra le valli allagate e i campi coltivati del Delta del Po, nelle paludi toscane e laziali, in Sicilia, in Sardegna e qua e là nelle ormai rare zone umide e nei prati dove le gru, oltre al cibo, cercano un po’ di tranquillità. Tranquillità, per modo di dire: quando non ci si mettono il disturbo venatorio, la frequentazione turistica e le attività agricole, a renderle inquiete sono pure certi sfacciati fotografi.

Il monselicense Ettore Arrigoni degli Oddi, nel suo Atlante ornitologico pubblicato nel 1902, dà l’idea che le gru non si sentissero tranquille nemmeno nella sua epoca, dal momento che volavano alte e fermandosi di rado, molto probabilmente perché venivano prese a fucilate senza tanti scrupoli, per farne oggetti da collezione. Racconta anche del fatto che le ultime nidificazioni della specie avvenivano nelle paludi di Caorle, fatto che perdurò fino al 1920 e che oggi non sarebbe più ripetibile a causa della totale trasformazione dell’ambiente paludoso idoneo alla specie. Scriveva appunto: “In Italia è uccello soprattutto di passo, anzi si può dire che di semplice transito, perché i branchi sorvolano a grandi altezze, abbassandosi raramente; qualcuna sverna specialmente nella Maremma Toscana, nelle province meridionali ed in Sardegna e nidifica ancora nel Veneto nelle grandi paludi di Caorle”.

Portogruaro, con le sue antiche paludi, fu, del resto, un altro vicino e importante sito di nidificazione, il porto delle gru infatti.

Curiosa è la leggenda della fine del poeta Ibico, vissuto nel VI secolo a.C. e originario di Reggio Calabria. Anche allora era tempo di migrazione di gru e proprio a uno stormo di questi uccelli il poeta si rivolse per chiedere vendetta di quei ladri che lo stavano uccidendo. Sarebbe stata proprio la paura suscitata dal “ritorno” delle gru di Ibico a svelare e a condannare a morte i suoi assassini.

Le rotte sopra la Grecia sono evidentemente antichissime, come testimonia lo stesso Esiodo. Nella sua Le opere e i giorni, scritta nell’VIII secolo a.C, collega il passaggio dei migratori al momento dell’aratura dei campi:

«Sta’ attento, quando senti la voce della gru

che dall’alto delle nubi fa echeggiare ogni anno il suo grido:

essa reca il segnale dell’aratura e annunzia il tempo

dell’inverno piovoso» .

Dioscoride, botanico e farmacista greco del I secolo d.C., chiamò geranio quel particolare fiore il cui frutto ricorda proprio la testa della gru, la ghéranosdei Greci antichi.

Sicuramente i contingenti di gru sono profondamente diminuiti rispetto a quelli che gli antichi Greci e gli italici abitanti potevano vedere. È ormai raro pertanto trovare persone in grado di riconoscere autonomamente questi non certo piccoli uccelli dal loro verso e dalla loro silhouette.

Se vogliamo preservare l’atavica memoria e la bellezza del volo e delle danze delle gru, fondamentale è oggi salvaguardare le loro irrinunciabili aree di nidificazione e svernamento.

E io intanto, continuo a restare in attesa del prossimo stormo.

 

Foto Giulio Piras


carlotta-fassina*Naturalista

Halloween, viaggio tra gli animali fantastici e simbolici

di Carlotta Fassina*

Ragni, pipistrelli, gatti neri, corvi, gufi e civette sono gli animali più in voga nelle rappresentazioni della festa di Halloween. Possiamo oggi ridere dei loro significati simbolici, addobbando le nostre case di finti pipistrelli, gufi e ragnatele, indossando orecchie, denti e mantelli neri da pipistrelli-vampiri, decisamente irrealistici ma di grande effetto. Continua a leggere “Halloween, viaggio tra gli animali fantastici e simbolici”

E’ arrivato il pettirosso, un lungo volo per regalarci la sua melodia

di Carlotta Fassina*

Un macchia di rosso che sembra piazzarsi dritta di fronte a noi, un corpicino ora tondo e ora magro a seconda dell’arruffamento delle sue penne, due occhietti grandi e tuttavia penetranti come spilli: è questo il pettirosso, l’uccellino forse più amato e conosciuto da tutti noi. Continua a leggere “E’ arrivato il pettirosso, un lungo volo per regalarci la sua melodia”

Sulle ali delle farfalle e il cielo d’autunno si riempie dell’ultima magia

di Carlotta Fassina*

Si sono nutrite dei fiori più belli, hanno compiuto le loro danze nuziali e hanno deposto le loro piccole uova; ora, col sopraggiungere dell’autunno, la maggior parte delle variopinte farfalle diurne morirà, lasciandoci un po’ più soli durante il lungo inverno. Alcune di esse però sono ora in viaggio verso destinazioni africane, mentre altre, per sfuggire al freddo, si celeranno in qualche anfratto.   Continua a leggere “Sulle ali delle farfalle e il cielo d’autunno si riempie dell’ultima magia”

Amanti del cane in festa, ma con i propri pelosi

di Carlotta Fassina*

Una festa per gli amanti dei cani, da concedersi però rigorosamente accanto al proprio amico peloso: il 26 settembre ricorre la Giornata mondiale degli amanti del cane, che si distingue dalla Giornata del cane che cade invece il 26 agosto. Continua a leggere “Amanti del cane in festa, ma con i propri pelosi”

Enpa Treviso: cresce l’emergenza, 80% di ritrovamenti in più rispetto al 2017

Il rapporto tra il Gattile Enpa Treviso e Almo Nature è nato lo scorso anno per far fronte a una situazione di piena emergenza con l’esplosione incontrollata delle cucciolate tipica della stagione calda: nel 2017, da aprile a ottobre, dai 2 ai 4 ritrovamenti al giorno di cuccioli e gatti, per un totale di oltre 300 pelosi abbandonati nei modi più impensabili. Numeri difficilmente sostenibili per il rifugio di Conegliano che, ai tempi, era ancora una casa provvisoria di circa 100mq in grado di accogliere al massimo 60 trovatelli. Continua a leggere “Enpa Treviso: cresce l’emergenza, 80% di ritrovamenti in più rispetto al 2017”