I nostri amici pelosi e la rabbia: ecco perchè vaccinare

di Carlotta Fassina*

Quando una volta si diceva a qualcuno: “sei idrofobo”, s’intendeva che era collerico, “rabbioso”, perché un tempo la rabbia del cane veniva chiamata idrofobia. Oggi in Europa non ci sono casi di rabbia trasmessa dal cane, ma per continuare a garantire questa immunità servono alcune precauzioni e adempimenti da fare quando andiamo all’Estero con il nostro quattro-zampe, magari proprio ora che è arrivata l’estate, e quando sono i cani extraeuropei a entrare in Europa. Continua a leggere “I nostri amici pelosi e la rabbia: ecco perchè vaccinare”

Pipistrelli, principi della notte, alle prese con parti e pargoli

di Carlotta Fassina*

Caro Sciliar,

oggi ti parlo di pipistrelli, animali che tu vedi qualche volta all’imbrunire, ma che senti abbastanza bene. Ci tengo a specificare “abbastanza” perché, anche se hai un udito capace di captare gli ultrasuoni fino ai 40.000 Hertz (l’uomo arriva a 18-20.000 Hertz, quindi non percepisce ultrasuoni), molti pipistrelli comunicano al di sopra di questa soglia, a frequenze che possono arrivare fino ad oltre 100.000 Hertz (o 100 kHz) ma che sono destinate ad essere assorbite molto dall’atmosfera e quindi ad andare meno lontano delle frequenze più basse.  Continua a leggere “Pipistrelli, principi della notte, alle prese con parti e pargoli”

Camazzole, lassù dove nidificano le cicogne: mamma, papà e tre piccoli

di Carlotta Fassina*

Ci sono animali simbolo che tutti conoscono e che sembrano dover godere di un rispetto particolare, uno di essi è la cicogna. Sarà anche perché la sua grande forma bianca e nera non passa inosservata e incuriosisce, ma vederla nidificare dopo un tempo imprecisato di moltissimi anni in provincia di Padova è per molti un pura felicità. Continua a leggere “Camazzole, lassù dove nidificano le cicogne: mamma, papà e tre piccoli”

Alle pendici dell’Etna, spiaggia chiara, il bianco scoglio calcareo, il nero basalto e un incontro speciale

di Carlotta Fassina*

Caro Sciliar,

stavolta hai dovuto stare a casa e ti sei perso un incontro speciale.. Questa Pasqua siamo stati in Sicilia, alle pendici del più grande vulcano d’Europa, l’Etna. Volevamo fotografare i variopinti fiori che ammantano i prati in primavera, nel breve periodo che costringe le piante erbacee ad accelerare il loro ciclo vitale, sì da produrre i semi e assicurarsi una discendenza per la primavera successiva, prima dell’arrivo della calura che tutto avvizzisce e secca. Continua a leggere “Alle pendici dell’Etna, spiaggia chiara, il bianco scoglio calcareo, il nero basalto e un incontro speciale”

Operazione spiaggia pulita: in 80 a Rosolina per togliere plastica e sporcizia

di Carlotta Fassina*

Sciliar ti sei divertito? Saranno stati oltre ottanta, in una domenica di sole, i partecipanti alla pulizia della spiaggia nel tratto di Rosolina ricadente nel Parco del Delta del Po. Sea Sheperd, Lipu, Apae ed Sos Anfibi e persone spontaneamente accorse per fare qualcosa contro la sporcizia diffusa, hanno riempito decine e decine di sacchi appositamente predisposti per l’occasione dal Comune di Rosolina, che passerà poi alla raccolta nel punto di accumulo.

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E sai una cosa? Era bellissimo vedere all’opera soprattutto giovani tra i 20 e i 35 anni.  In effetti, l’attività richiedeva un certo impegno perché d’immondizia ce n’era tanta e molto diversificata. Era un continuo alzarsi ed abbassarsi per raccoglierla. Formidabili i bambini e i ragazzini che tentavano in ogni modo di trascinare nella sabbia le pesanti boe spiaggiate,  residui sempre più diffusi e ingombranti della mitilicoltura in mare.

Se dovessi elencare in ordine di abbondanza quello che abbiamo insacchettato, direi che il primato spetterebbe a bottiglie e bottigliette di plastica, bastoncini dei cotton fioc  e dei lecca lecca, retine per la mitilicoltura e ingombranti cassette in polistirolo per la conservazione del pesce. Queste ultime in particolare e le bottiglie dominavano le zone delle dune naturali. Le cassette, intere o frammentate, si accumulavano a ridosso dei cespugli contro cui le spingeva il vento, le bottiglie invece erano soprattutto in vicinanza dei sentieri e passaggi. Il polistirolo è veramente un’insidia perché tende a sminuzzarsi in quella specie di palline che vengono portate ovunque. Chissà se i pescatori si rendono conto dell’impatto ambientale di questi contenitori “perduti”. Probabilmente qualcosa nella normativa dovrebbe cambiare.

Non avevamo la pretesa di pulire tutto, sarebbe stato davvero impossibile. Certamente volevamo dare il nostro contributo e far capire che l’unico mare che ci piace è quello pulito, l’unica gente che si merita il mare è quella che non lascia traccia del suo passaggio.

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Purtroppo non ci ha fatto piacere neppure vedere semidecomposta l’ennesima testuggine marina (Caretta caretta). Lo spiaggiamento di questi meravigliosi e rari rettili è in aumento nell’Alto Adriatico e pare ricondursi soprattutto all’uso delle reti a strascico dei pescherecci. Nelle loro maglie le testuggini restano intrappolate, si feriscono e possono morire per traumi e infezioni conseguenti (dati Arpae 2013). Un’altra causa nota è proprio la plastica che le tartarughe ingoiano al posto delle meduse.

Però, nonostante tutto, devo dirti che quelle persone così solidali a una causa davvero importante mi hanno fatto veramente piacere e lo ha fatto anche a diversi gitanti che si sono fermati a parlare con noi.

E se da queste esperienze di responsabilità civile, che speriamo siano sempre più condivise, venisse fuori davvero una forza dirompente capace di contrastare le cattive consuetudini e l’abuso della plastica? Una rivoluzione!


carlotta fassina*Scienze Naturali

Lassù dove osano i falchi pellegrini

di Carlotta Fassina*

Una parete rocciosa a strapiombo è quasi una barriera insormontabile, Sciliar, per noi che, senza la tecnologia, saremmo condannati a muoverci sulla sottile pellicola che avvolge la Terra; ma per un’aquila, un falco, una rondine montana rappresenta una casa sicura da molti predatori. Idealmente bella quando immaginiamo scenari di sole e panorami tersi al di sotto di essa, molto più severa nella realtà fatta anche di giornate di vento e pioggia battente su corpi di piume che resistono alle intemperie per proteggere il loro bene più grande: uova e pulcini. Una falesia non è inespugnabile per i malintenzionati, visto che ancora oggi perdura il prelievo illegale di uova di specie ormai rare presenti al Sud, come l’Aquila di Bonelli e il Lanario, e dello stesso Falco pellegrino, una vera minaccia alla loro conservazione. La ragione di un tanto ignobile furto è l’elevato valore sul mercato, specie mediorientale, dei pulli nati in cattività e quindi imprintati sull’uomo.

Nelle nostre zone, forse più del prelievo delle uova e del bracconaggio, è il disturbo durante la cova a rappresentare l’elemento di maggior criticità, sia esso provocato da attività molto rumorose e reiterate nei pressi del nido (concerti a tutto volume, gruppi numerosi in transito sopra la parete, lavori in cava ecc.), sia dagli amanti del parapendio e dagli scalatori troppo intrepidi che non riconoscono nelle urla e nei sorvoli minacciosi dei pellegrini la loro angoscia di genitori. E quando il nido non è percepito come sicuro viene abbandonato. Da qui l’origine delle ordinanze di limitazione alle arrampicate, come quella già in vigore per la monumentale falesia naturale in trachite di Rocca Pendice, entro il Parco Regionale dei Colli Euganei. Ma sfidare la gravità e la fatica per raggiungere le altezze non è un po’ sentirsi parte di questo mondo di creature d’aria, di roccia e di vento? Il rispetto non dovrebbe allora scaturire dall’anima come elemento connaturato in questa elevazione?

Non è così scontato volare, anche gli uccelli che devono confrontarsi per la prima volta con quest’avventura ne hanno paura. Non a caso i genitori di Falco pellegrino vincono spesso l’incertezza dei loro figli offrendo cibo a distanza dal nido, per indurli a uscirne. Ogni slancio verso una realtà inesplorata comporta esitazione e timore, utili strumenti per soppesare le proprie forze e le possibilità di successo. I giovani falchi sono strutturati per un volo potente, intervallato da picchiate e rapide riprese di quota, e ciò nonostante si preparano per tempo al battesimo dell’aria esercitando le ali sul posto, su davanzali di pietra che si affacciano sul vuoto. Abbandonata la limitante condizione terrestre, impareranno dai genitori e attraverso il gioco in aria tutte le manovre che serviranno a cacciare le loro prede e a governare le raffiche di vento.

Cosa vedranno quegli occhi gialli incredibilmente acuti? Certamente anche noi, che siamo qui a goderci il sole e i suoi riflessi sulla roccia illuminata e tra il fogliame del bosco. Finché i pellegrini se ne stanno immobili e così distanti serve molta pazienza e un buon cannocchiale per vederli. In questi giorni è importante capire se e dove hanno deciso di porre il loro nido, in modo da organizzare poi i monitoraggi dei volontari e chiedere la sorveglianza del personale del Parco…Sciliar sei un irriducibile, ti avevo forse detto di rotolarti nell’erba?


carlotta fassina*Scienze Naturali

“Uuuuùo – ùo – ùo – uuuùo”: lo sentite anche voi questo strano suono?

di Carlotta Fassina*

Sciliar, senti anche tu?

Un verso acuto e metallico si propaga col vento notturno. Poco dopo in lontananza risponde un’altra voce, con la stessa frase. Sembra un messaggio in codice: un suono lungo, poi due o tre suoni brevi, di nuovo un suono lungo tremolante e poi pausa. Impossibile vederne la fonte, è certamente da qualche parte, in alto, tra gli alberi più alti.

Sono i maschi degli allocchi, caro Sciliar, e cantano perché la stagione riproduttiva è iniziata: informano i rivali che lì c’è il loro territorio, il luogo prescelto per il nido. Le grosse dita piumate possiedono artigli affilati: uno scontro diretto non è auspicabile, conviene contendere a voce, disegnando tutt’intorno confini eterei, come fiato su vetro, come onde in un lago di buio.

Siamo nel borgo adiacente al parco di Villa Barbarico a Valsanzibio, sui Colli Euganei. Sembra di essere in un luogo fuori dal tempo, con le pertinenze della villa seicentesca dal malinconico e affascinante aspetto decadente. Le colline boscose contornano il parco e la vallata, la via che risale costeggiandolo smorza in un sentiero quindi ci sono pochi rumori, per lo più fruscii e cigolii nel vento. La strada pedecollinare è sempre più lontana e i suo fastidi arrivano ovattati. I lampioni dall’aspetto antico danno una cadenza al nostro incedere creando chiaro – scuri di muri, mattoni e crepe.

Gli allocchi sono ormai al nido, i loro pulli dal piumino bianco cotone potrebbero essere già nati o farlo a breve. I genitori si alterneranno nella cavità prescelta, entro un albero, su roccia o in muratura, portando alla prole prede diverse in grado di saziare grandi appetiti.

Nei boschi di latifoglie collinari i vecchi castagni che hanno lottato contro il cancro corticale fanno delle loro ferite fori adatti a svariati animali, dai ghiri ai pipistrelli, ai rapaci notturni. Questa specie in tutta Italia predilige proprio i castagneti, adattandosi comunque ad altre tipologie boschive e ai parchi urbani. La pratica della ceduazione intensiva toglie però rifugi spesso insostituibili, mentre i tagli in periodo sbagliato possono condannare a morte la prole rimasta senza nido. Ricordo gli allocchetti che arrivavano al modesto centro di recupero della Lipu di Padova (quando era ancora attivo), proprio perché i loro alberi erano stati tagliati. Se erano molto piccoli noi volontari indossavamo la maschera di cartone su cui avevo colorato le fattezze dell’adulto, allo scopo di evitarne l’imprinting sull’uomo. Crescendo i pulli  sviluppavano a ciuffi il piumaggio mimetico caratteristico dell’adulto (come l’esemplare in foto) e dimostravano una tempra combattiva attraverso il classico atteggiamento terrifico dei rapaci notturni, volto a intimorirci: penne arruffate, corpo ribassato, becco battente, emettevano versi simili a soffi e agitavano le zampe artigliate come a colpirci. Sono quasi sicura che ti saresti tenuto a distanza anche tu. La natura di solito offende solo quando c’è necessità, altrimenti mette in scena bluff fantasiosi ed esibizioni d’armi.

Sono belli gli allocchi, hanno due diverse versioni di colore, una più rossiccia e una più grigia, che portano maschi e femmine indistintamente, un grosso capo e quegli occhi neri incredibili che condividono soltanto con i più rari barbagianni.

Ogni tanto cercano di catturare topi lungo le arterie viarie oppure le attraversano volando bassi in caccia, capita così che finiscano investiti; trovarli morti, anche in città, è una sorpresa molto triste. Fratture da impatto, soprattutto contro automobili o cavi aerei, imbrattamento con colle per topi, avvelenamento da topicidi e salmonellosi da piccione sono le principali cause di ricovero per questa specie protetta.

Se torneremo sui Colli di sera tra un po’ di tempo e se saremo davvero fortunati, potremo sentire i “pit-ssiii” emessi dai giovani ormai involati per chiedere ancora il cibo ai genitori.

Speriamo Sciliar che la difficile situazione in cui si trovano molti centri di recupero per animali selvatici si risolva presto e che tanti allocchi possano continuare a essere salvati e liberati, ma soprattutto che possano vivere in pace, al riparo dalle insidie umane.

“Uuuuùo – ùo – ùo – uuuùo”. Sì Sciliar, ho sentito. Un ultimo richiamo avviluppato nella tenebra ci avvisa che stiamo uscendo dal confine invisibile e dalla natura notturna. Bonne chance mes amis.


carlotta fassina*Laurea in Scienze Naturali

Quando la genetica non è dalla parte del cane

di Carlotta Fassina*

Caro Sciliar,

ho sempre ammirato la vostra capacità nel riconoscervi collettivamente come cani, indipendentemente da taglia, aspetto e presenza di eventuali problemi fisici. È notevole il fatto che l’uomo, nei millenni della domesticazione, abbia prima “ammansito” il lupo per adattarlo alla vita nel nuovo branco umano e poi abbia favorito inclinazioni attitudinali e spiccate differenze somatiche attraverso le razze. Continua a leggere “Quando la genetica non è dalla parte del cane”

Sono un rospo e m’innamoro: inizia la stagione dei sensi

di Carlotta Fassina*

Caro Sciliar,

appena la morsa del freddo si attenua, ci vedrai uscire più spesso la sera e come sempre mi guarderai curioso e ti domanderai se ti porteremo con noi. Sappi che andremo sui Colli Euganei alla ricerca di rospi. Se scalpiti all’idea di passeggiare al nostro fianco, ti avviso già che lo faremo, muniti di torce e giubbino segnaletico, lungo alcune strade asfaltate e non nei sentieri tra i prati. Nostro scopo sarà proprio quello di spostare i rospi che si muovono sulle strade, in modo che non finiscano investiti dalle auto.

Continua a leggere “Sono un rospo e m’innamoro: inizia la stagione dei sensi”

Sciliar e la sua amica Carlotta ci aiuteranno a conoscere gli amici a 4 zampe

Ciao Lucy,

sono Sciliar. Sono anch’io un cane un po’ speciale. Ho un problema a un occhio, un glaucoma, che il pastore che mi aveva con sé quando ero cucciolo ha trascurato. Allora vivevo assieme alla mia mamma e al mio papà, purtroppo tenuto a catena, e ai miei 9 fratelli. Un giorno sono arrivate due persone, mamma e figlia, che mi hanno portato a casa con loro e mi hanno curato. Dicono che sono stato io a sceglierle e forse in parte è vero. Così ho un occhio opaco che al momento per me non è un grande problema: quasi mi dimentico di lui, devo solo stare attento a non infilarmi in mezzo a piante o ostacoli che non riesco a vedere e che potrebbero ferirmi.

Per il resto sono un giovane cane a chiazze, di quelli usati nelle Dolomiti di Brenta come cani da pastore. Il mio nome è il nome di un imponente massiccio montuoso dell’Alpe di Siusi, Sciliar appunto.

Mi piacerebbe raccontarti qualche mia avventura, degli animali e dei luoghi di cui sono venuto a conoscenza, ma preferisco che lo faccia Carlotta, è lei la persona che mi ha portato a casa, ha meno fiuto di me ma di animali se ne intende lo stesso.

Allora a presto!

carlotta fassina Carlotta Fassina (Laurea in scienze Naturali)