Leva obbligatoria, D’Incà (M5S): “Sì a una leva civile per eventi calamitosi e terremoti”

Il ritorno alla “naja” è un’idea superata, molto meglio un servizio civile che possa rispondere anche alle richieste dell’Associazione Nazionale Alpini: una leva civile in grado di preparare chiunque a intervenire come protezione civile negli eventi calamitosi o in caso di terremoti. A dirlo è Federico D’Incà, deputato veneto del Movimento 5 Stelle, che interviene così nella discussione sul ritorno al servizio di leva obbligatorio.

Continua a leggere “Leva obbligatoria, D’Incà (M5S): “Sì a una leva civile per eventi calamitosi e terremoti””

«Governo blocca 65 milioni per l’adeguamento delle scuole venete». De Menech presenta un’interrogazione «Situazione inaccettabile»

L’esecutivo giallo verde sta mettendo a rischio quasi 65 milioni di euro stanziati dal governo Gentiloni per le scuole venete. «È una situazione paradossale e inaccettabile», attacca il deputato veneto Roger De Menech. «I soldi sono stati stanziati a febbraio per adeguamenti sismici in oltre cento scuole di tutta la Regione, ma il ministero non eroga i fondi per un contenzioso sollevato proprio dalla Regione Veneto».

Continua a leggere “«Governo blocca 65 milioni per l’adeguamento delle scuole venete». De Menech presenta un’interrogazione «Situazione inaccettabile»”

Tajani rilancia Forza Italia Tanti no al governo “Salvini lasci Cinquestelle”

di Giorgio Gasco*

“Il Nordest è la parte del Paese che dà molto agli altri”. Chiosa: “Tutti dovrebbero imparare da questa area a fare impresa, soprattutto dal Veneto”. Antonio Tajani evoca la mitica “locomotiva” del Paese per avvalorare la posizione di Forza Italia, cioè di evidente contrasto alla politica che lo storico alleato, la Lega, sta attuando in coabitazione con Cinquestelle. Continua a leggere “Tajani rilancia Forza Italia Tanti no al governo “Salvini lasci Cinquestelle””

Sagre ed eventi pubblici, nuova direttiva Businarolo (M5S): “Il Veneto si è fatto sentire con un grande lavoro di squadra”

Garantire la pubblica sicurezza, senza mettere a rischio le sagre. È questo quanto si propone la nuova direttiva del ministero dell’Interno che supera in questo modo la circolare Gabrielli.

Continua a leggere “Sagre ed eventi pubblici, nuova direttiva Businarolo (M5S): “Il Veneto si è fatto sentire con un grande lavoro di squadra””

Dal Pd una iniziativa per tutelare le manifestazioni territoriali

Nasce in Veneto l’iniziativa del Partito democratico per tutelare le tante manifestazioni territoriali, espressione di tradizione, storia e cultura italiana. Roger De Menech, deputato bellunese e coordinatore dei parlamentari veneti del Pd, ha presentato una mozione che impegna il governo a salvaguardare la possibilità di svolgimento delle manifestazioni storiche, artistiche, culturali e agro-alimentari, così importanti per il Paese, anche prevedendo una semplificazione della normativa e delle procedure burocratiche previste, differenziando i grandi eventi dalle piccole iniziative locali. Continua a leggere “Dal Pd una iniziativa per tutelare le manifestazioni territoriali”

Massimo Giorgetti (Fi): il partito è diventato autistico E boccia la gestione Paroli

di Giorgio Gasco*

Forza Italia sta scomparendo dall’orizzonte politico. Un’agonia che dura da molti anni, che sta generando sempre più confusione nel pianeta azzurro. Le vicende giudiziarie di Silvio Berlusconi, la caparbietà del Cavaliere nel vietare la creazione di una classe dirigente “Silvio free”, sia a Roma che nelle regioni. Come in Veneto, dove da più di un anno il partito è nelle mani di un commissario, Adriano Paroli da Brescia, che poco ha a che fare con il territorio, che risponde più a logiche esterne che locali. Così, Forza Italia si sta disgregando. Sta perdendo pezzi per strada: ormai si contano sulle dita di una mano, come in consiglio regionale dove a presidiare sono rimasti solamente due rappresentanti: Massimo Giorgetti e l’assessore Elena Donazzan, entrambi cresciuti in Alleanza Nazionale. In Veneto la situazione è ancora più pesante a causa della presenza fissa della Lega che ha fatto man bassa di voti alle Regionali del 2015, alle politiche dello scorso marzo e in appuntamenti elettorali amministrativi. Chi ancora crede in una esistenza autonoma dal Carroccio, seppure in alleanza, spera in uno scatto d’orgoglio. Dai vertici nazionali non sembra arrivare una risposta all’altezza delle richieste. Di sicuro è attesa a giorni la nomina di un vero coordinatore regionale: si parla del padovano Piergiorgio Cortelazzo, anche lui proveniente da Alleanza Nazionale, già consigliere regionale ora deputato. Basterà per la svolta? Commento amareggiato il veronese Massimo Giorgetti: “Qui ci vuole un nuovo progetto”.

Massimo Giorgetti, cosa succede in Forza Italia del Veneto?

“Abbiamo un corpo estraneo che invece di svolgere il ruolo di coordinatore, cioè di colui che cerca di costruire un’agibilità nel partito, si limita a non fare nulla”.

Si riferisce ad Adriano Paroli, bresciano, scelto da Berlusconi nel febbraio 2017 come commissario del partito dopo il siluramento di Marco Marin?

“Ovviamente”.

La gestione di Paroli rientra nelle mansioni previste dall’investitura a commissario?

“Non so. Però una cosa è evidente: è da irresponsabili, anche se non credo che Paroli lo sia, venire in Veneto e non tentare di mettere seduti allo stesso tavolo i soggetti politici che possono avere utilità per Forza Italia”.

Quali soggetti politici?

“Per esempio, il gruppo dei consiglieri regionali…”.

Siete rimasti in due, lei e l’assessore Elena Donazzan.

“Purtroppo è così. E dico: questo commissario ha perso un consigliere regionale (il padovano Massimiliano Barison, passato con Fratelli d’Italia, era capogruppo, ndr.) senza una telefonata, né prima, quando la decisione era già nell’aria, né dopo per comunque avere una spiegazione dell’accaduto. Insomma, il commissario rifiuta qualunque confronto, ad esempio con me dopo due anni nei quali non ho rinnovato l’iscrizione a Forza Italia denunciando i problemi di gestione del partito restando in attesa di un chiarimento politico. Nulla, nessuno si è preoccupato di chiamare. Non solo, nell’ultimo coordinamento regionale, l’unica risposta che è arrivata è stata: “Tu non sei iscritto”, salvo poi, due minuti dopo, tenere una conferenza stampa…”.

Con a fianco una probabile new entry.

“Esattamente. Questa la “foto” di quell’incontro: al centro Paroli, alla sua sinistra il senatore azzurro deputato Andrea Causin, e alla sua destra Enrico Zanetti, ex sottosegretario all’Economia del governo Renzi e segretario di Scelta Civica, che non mi risulta abbia preso la tessera di Forza Italia”.

Morale?

“Oggi Forza Italia è autistica”.

Lei chiede un chiarimento politico, cosa vuol dire?
“Capire se, all’interno del partito, ci sono gli spazi di confronto per crescere, per coordinarsi. Invece, finora, il mestiere di chi viene nominato è quello di fare terra bruciata, al motto: meno siamo, meglio è”.

Pare strano che Paroli non capisca che il rischio è quello di perdere appeal nei confronti degli elettori.

“Secondo me c’è una visione di fondo della serie: chi se ne frega, tanto fra due anni si torna al voto per rinnovare il consiglio regionale e sarà un’altra storia. Credo che in Forza Italia stia prevalendo l’attenzione verso il modello organizzativo di Cinquestelle rispetto a quello del partito pesante della Lega. E aggiungo: chi ha una posizione pensa solamente a tutelarla e a niente altro”.

I superstiti del gruppo consiliare, cioè lei e la Donazzan (ha annunciato che non rinnoverà l’iscrizione al partito), la pensate allo stesso modo?

“Seppure con qualche differente sfumatura, il giudizio politico è identico. La Donazzan, quando contestavo le modalità di scelta del candidato sindaco di Verona, mi diceva: stai sbagliando. Salvo poi ricredersi un anno dopo quanto è stata l’ora di indicare il candidato per il Comune di Vicenza”.

Alle elezioni regionali del 2020 sarà anche un’altra storia, ma continuando così per Forza Italia il rischio di estinzione è serio.

“Per questo definisco irresponsabile la gestione di Paroli. Se fossi al suo posto, la mia prima preoccupazione sarebbe quella di mettere insieme tutti i rappresentanti del partito non quello di accentuare le differenze”.

Secondo lei, dietro alle quinte c’è un grande vecchio oppure è semplicemente un disamoramento, autolesionista, che va da Arcore al Veneto fino a Reggio Calabria?

“Da anni c’è una sottovalutazione di ciò che il territorio può esprimere. Il partito pesante, supportato da simpatizzanti, iscritti, amministratori e parlamentari è considerato un orpello”.

Sembrerebbe un ritorno al passato: si guarda al modello snello di Cinquestelle simile a quello ipotizzato e ideato da Berlusconi nel 1994, struttura personalistica che ora si sta esaurendo.

“Tutto va bene, basta che lo si dica apertamente: vogliamo un comitato elettorale che si ritrova ad ogni elezione per supportare dei nominati che non sono neppure legittimati dal territorio. Come è avvenuto, in modo silenzioso, in molti casi nelle ultime elezioni”.

Perché Berlusconi non reagisce a questa situazione che sta cancellando il progetto azzurro?

“Perchè coloro che gli stanno attorno lo hanno convinto che il partito sta in piedi perché c’è un leader forte, cioé lui. Paroli stesso, qualche giorno fa, in un’intervista, ha giustificato la situazione dicendo che Forza Italia è all’8% perché Berlusconi non ha potuto fare campagna elettorale. Ma dai… questi continuano a dire che è solo Berlusconi a garantire i voti al partito. E gli altri, quelli che stanno sul territorio, che sono eletti cosa ci stanno a fare!? Non si rendono conto che la maggioranza di questi non sono leghisti?”.

In Forza Italia si è sempre detto che Berlusconi portà con sé un valore aggiunto del 10%.

“Berlusconi aiuta, ma non mi pare che il suo apporto superi il 2%. Solo Brunetta può crede che il partito passi dal 10 al 20 per cento solo perché parla il Cavaliere”.

La Lega sta cannibalizzando Forza Italia.

“Ovvio, questo accade quando dall’altra parte c’è il vuoto. Noi non interveniamo su un tema politico, che sia uno. E’ da anni che non si affronta un dibattito sui contenuti del nostro essere politico, sul progetto che intendiamo proporre. Abbiamo perso qualunque rapporto con il territorio. Mi domando: chi è oggi il nostro interlocutore sociale? L’imprenditore, il lavoratore, la media borghesia… chi? E soprattutto, nessuno più rimarca il nodo centrale: Forza Italia non è alternativa, ma diversa da Salvini”.

Lei sarebbe d’accordo sul partito unico Lega-Forza Italia?

“Secondo me il partito unico esiste già nei fatti”.

A guida unica di Salvini.

“Esattamente. Il leader della Lega ha avuto un’evoluzione: al manganello di prima, oggi ha aggiunto il doppiopetto. E non ha più bisogno di usare Forza Italia come doppiopetto, l’abito se lo sta confezionando da solo”.

Ormai non avete più futuro?

“C’è bisogno di un progetto, non di un semplice restyling. Su molti argomenti dobbiamo farci sentire. Un esempio: se abbiamo qualcosa da dire sull’Europa, diciamolo; non possiamo limitarci a riprendere Salvini dicendo che i suoi attacchi a Bruxelles non sono cosa buona, perché così facendo passiamo per quelli che vogliono difende i burocrati europei e i grandi poteri economici”.

Lei potrebbe passare alla Lega?

“Premetto, vince chi presenta per primo un progetto politico completo. Oggi, Salvini sta parlando di due cose: immigrazione e abolizione della legge Fornero. Ma molte altre mancano ancora: lavoro, rapporto con gli imprenditori, mercato, export, sviluppo, industria “4” con tanti altri numeri dopo il punto”.

Quindi?

“Su questi temi, per ora sento solamente il silenzio. Quando Salvini riuscirà a completare l’offerta del suo progetto politico e di governo… diventerà una vera offerta politica. Se sarà Forza Italia a presentare per prima questo progetto politico, forse riuscirà a dimostrare la sua diversità dal Carroccio”.

Bene, ma potrebbe passare alla Lega?

“Dire che potrei aderire alla Lega, ciecamente, rispondo no. Se, però, ci sarà un nuovo progetto politico, da una parte o dall’altra, lo esaminerò. Certo è che il centrodestra, così come lo conosciamo, è finito”.

La Lega può “indossare” il doppio petto diventando il riferimento per un nuovo centrodestra?

“Credo proprio di sì. Ritengo sufficiente che Salvini chiami a rapporto un po’ di saggi (economisti, intellettuali, sociologi) scrivere un manifesto politico con una ventina di punti”.

Andando indietro negli anni, potreste dire: a ridateci Galan.

“Potremmo anche dire ridateci Bernini, Cremonese… oggi siamo in un altro mondo. Ormai ogni 25 anni cambia tutto in politica: 1945, 1968, 1992 e adesso siamo alla Terza Repubblica”.

Lei chiede uno scatto di orgoglio ai vertici del suo partito. Però, è dal 2013 che in Forza Italia non si parla più di progetto politico. Oltre alle vicende giudiziarie, l’operazione avvolgente di Renzi, con il Nazareno, ha tagliato le ali al Cavaliere.

“ E’ così. Personalmente non avrei aderito ad una alleanza con il Pd. Comunque sia, almeno il patto del Nazareno, poi fallito, era un progetto politico. Oggi, quel patto lo hanno firmato Salvini e Di Maio”.

Il gruppo di Forza Italia in consiglio regionale resta aperto?

“Per me sì, sono stato eletto in Forza Italia e continuerò a rappresentarla nonostante Forza Italia. Però urge un chiarimento”.

Sul pezzo fino al 2020 quando si voterà.

“Fino a quando non mi diranno che in Forza Italia non c’è più la possibilità di dire quello che uno pensa”.


gasco*Giornalista

Veneto. Forza Italia e Pd sull’orlo della crisi senza progetto né identità

di Giorgio Gasco*

Forza Italia e Pd, due facce della stessa crisi. Non è da ieri, cioè dai ballottaggi per le elezioni amministrative 2018, che i due partiti sono accomunati dalla stessa sorte che fa ipotizzare, sullo sfondo, la dissoluzione delle rispettive esperienze politiche. Continua a leggere “Veneto. Forza Italia e Pd sull’orlo della crisi senza progetto né identità”

Perchè sì. Ciambetti: censire i rom? Macchè razzismo, lo Stato deve assolvere ai suoi doveri

di Roberto Ciambetti *

 Censimento dei Nomadi? Si, grazie, ma senza fraintendimenti per favore. Numerosi esponenti della sinistra hanno giustificato degli studi per fini sociali su  Rom o sui Sinti presenti in numerosi Comuni da loro amministrati: i presupposti, dicono, sono ben diversi da quelli che animano la Lega. Continua a leggere “Perchè sì. Ciambetti: censire i rom? Macchè razzismo, lo Stato deve assolvere ai suoi doveri”

Perchè no. Censire i Rom: inefficace (oltre che discriminatorio e verbalmente violento)

di Corrado Poli*

L’inefficienza del reiterato linguaggio discriminatorio usato dalla Lega e da Salvini è provato dal fatto che un censimento dei Rom (in quanto Rom) incontra l’opposizione di gran parte dei cittadini e delle forze politiche più responsabili, incluso il M5stelle. Continua a leggere “Perchè no. Censire i Rom: inefficace (oltre che discriminatorio e verbalmente violento)”

Azzardo, parte dal Veneto la proposta del M5s che blocca la pubblicità sul gioco

Parte dal Veneto il divieto totale di pubblicità sul gioco d’azzardo annunciato dal Ministro Luigi di Maio: il pacchetto, inserito nel “Decreto Dignità”, nasce dalla penna del senatore padovano del Movimento 5 Stelle Giovanni Endrizzi. Questi è infatti primo firmatario, assieme ad altri parlamentari di Camera e Senato, del disegno di legge per l’abolizione totale della pubblicità su ogni forma d’azzardo. Continua a leggere “Azzardo, parte dal Veneto la proposta del M5s che blocca la pubblicità sul gioco”