Biennale “zona franca” della cultura: da Cocteau a Ruzante

di Leopoldo Pietragnoli

Come la musica, anche il teatro aveva avuto nel Festival della Biennale il momento più alto dell’essere Venezia vetrina internazionale. Ma, come per la musica, anche nel teatro Venezia aveva innescato quel circuito virtuoso tra l’essere vetrina della cultura internazionale e insieme laboratorio della produzione cittadina per cui aveva ricoperto l’indiscusso ruolo di capitale della cultura. Continua a leggere “Biennale “zona franca” della cultura: da Cocteau a Ruzante”

La nostra storia. Bartok, Messiaen e Pizzetti per quel Festival del ’46

di Leopoldo Pietragnoli *

Forse fu nella musica e nel teatro che «l’ultima Venezia» espresse al meglio, prima della «ventata squassante» del Sessantotto, quel circuito virtuoso tra l’essere vetrina della cultura internazionale e insieme laboratorio della produzione cittadina per cui aveva ricoperto l’indiscusso ruolo di capitale della cultura.

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La nostra storia. La Mostra del Cinema fiore all’occhiello della stagione culturale

di Leopoldo Pietragnoli*

Dopo la Biennale d’arti visive, il Sessantotto e l’abolizione dei premi colpirono la Mostra internazionale d’arte cinematografica, che era stato il secondo – in ordine cronologico – obiettivo della contestazione. Anche in questo campo Venezia era stata una città capitale (non per niente aveva “inventato” la prima mostra del cinema al mondo), e questo, come si è già annotato, per un circuito virtuoso tra l’essere vetrina della cultura internazionale e insieme sede di attività cittadina, a sua volta in circuito altrettanto virtuoso tra le esperienze elitarie e quelle più popolari: era una città internazionale e stra-paesana insieme. Continua a leggere “La nostra storia. La Mostra del Cinema fiore all’occhiello della stagione culturale”

26 settembre 1868: il neonato Giornale della Provincia di Vicenza s’interroga sul voto alle donne

di Carlotta Fassina*

Nel Giornale della Provincia di Vicenza del 26 settembre 1868 si scrive riguardo all’opportunità, o meno, di dare il suffragio alle donne. Data la ricorrenza dell’8 marzo e le recenti elezioni è utile analizzarne alcuni passaggi. Occorre però partire dal 17 marzo 1861, data in cui nello Statuto Albertino, così chiamato perché promulgato da Carlo Alberto di Savoia, si scrive: ” Tutti i regnicoli, qualunque sia il loro titolo o grado (…) godono ugualmente i diritti civili e politici e sono ammissibili alle cariche civili (…) salve le eccezioni determinate dalle leggi”. Tra le eccezioni figuravano le donne, neanche a dirlo. Continua a leggere “26 settembre 1868: il neonato Giornale della Provincia di Vicenza s’interroga sul voto alle donne”

Venezia anni 50-60. L’abolizione dei premi primo contraccolpo sulla Biennale di Arti visive

di Leopoldo Pietragnoli°

Concludendo gli articoli sul Sessantotto veneziano, si annotava come quell’anno abbia segnato un «gomito storico» nella vita della città. Perché, per più di vent’anni, Venezia era stata capitale della cultura, e questo per un circuito virtuoso tra l’essere vetrina della cultura internazionale e insieme laboratorio della produzione cittadina, a sua volta in circuito virtuoso tra le elitarie esperienze dell’avanguardia e le forme più popolari di divulgazione: era una città internazionale e stra-paesana insieme, che sapeva parlare tutte le lingue e il proprio dialetto.

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La nostra storia. Uno squarcio nella notte: quarant’anni fa la bomba al Gazzettino

di Leopoldo Pietragnoli*

Erano le 4.41 di martedì 21 febbraio 1978. Un’ora che migliaia di veneziani, destati di soprassalto dallo scoppio, che aveva scosso tutto il centro della città, non avrebbero dimenticato. Una bomba a orologeria, realizzata con rara abilità artigianale e molto potente – una carica di tritolo in una pentola a pressione – deposta sui gradini d’ingresso della storica sede del Gazzettino a Ca’ Faccanon, in Calle delle Acque, nel cuore delle Mercerie, dilaniò Franco Battagliarin, di Punta Sabbioni, 49 anni, sposato con tre figli, uno di 13, uno di 10 anni, l’ultima di soli dieci mesi, guardia giurata della Civis e custode notturno dell’edificio nel quale era rimasta allora la sola Redazione veneziana del quotidiano, che da pochi mesi aveva trasferito a Mestre la sede centrale e la tipografia. Continua a leggere “La nostra storia. Uno squarcio nella notte: quarant’anni fa la bomba al Gazzettino”

Il nostro Sessantotto. Il Campiello “indenne” dalla guerriglia veneziana

di Leopoldo Pietragnoli

L’ultimo appuntamento culturale e mondano del Sessantotto fu la cerimonia di premiazione del Premio letterario Campiello, che si svolse la sera del 3 settembre al Teatro Verde nell’isola di San Giorgio, sede della Fondazione Cini, e quindi strutturalmente «blindata» e riservata su invito a un pubblico d’élite. Nonostante questo, l’eco dei recentissimi incidenti alla Mostra del Cinema aveva consigliato un discreto ma consistente servizio d’ordine. Sia consentito a questo punto, avviandoci a conclusione del ciclo di articoli, un ricordo personale, a proposito. Continua a leggere “Il nostro Sessantotto. Il Campiello “indenne” dalla guerriglia veneziana”

Il nostro Sessantotto. L’attacco alla Mostra del Cinema quel 26 agosto….

di Leopoldo Pietragnoli*

La contestazione alla Mostra del Cinema – seconda tappa del Sessantotto veneziano – veniva da lontano: da quando, in primavera, registi e sceneggiatori dell’Anac, l’associazione degli autori cinematografici avevano avviato una campagna polemica contro il direttore della Mostra, Luigi Chiarini,  che pure in cinque anni di direzione aveva rilanciato e riqualificato il Festival con un netto taglio culturale, il più possibile scevro di mondanità, inimicandosi semmai il mondo dei produttoriquello degli operatori turistici cittadini. D’altra parte, il legame che la direzione Chiarini continuava ad avere con il vecchio Statuto (risaliva al fascismo) e i continui compromessi per salvare insieme il cinema d’autore con la mondanità e il mercato, inimicarono appunto il mondo di autori dell’Anac, di chiara impronta politica di sinistra. A luglio, fu fondato un Comitato di coordinamento per il boicottaggio della Mostra – ne facevano parte registi come Bertolucci, Ferreri, Maselli, Pontecorvo, Zavattini – Comitato che, pur contestando lo Statuto e lo spirito della manifestazione più che il direttore, finì col trovare in Chiarini il capro espiatorio. Tanto che il 25 agosto, mentre infuriavano le polemiche, egli mise a disposizione il proprio mandato, così di fatto bloccando l’apertura della Mostra: il Comitato di boicottaggio propose allora ucompromesso di cogestione tra gli uffici della Biennale e gli autori dell’Anac, ma la concessione di una sala del Palazzo al Comitato provocò la reazione di un’altra parte del mondo del cinema, autori riuniti in una associazione staccatasi dall’Anac e giornalisti loro vicini, che reclamava invece il regolare inizio delle proiezioni.

Il “fattaccio” avvenne nella notte del 26 agosto. Si doveva svolgere una assemblea plenaria dei due gruppi nel Palazzo presidiato da ingenti forze di polizia, che facevano cordone tra i contestatori e gruppi di lidensi spazientiti per il mancato inizio della Mostra. Il Comitato di coordinamento si trovava già nella Sala Volpi quando fece irruzione la Polizia che sgomberò la sala con la forza. Gettati in strada, alcuni degli autori furono aggrediti da elementi fascisti che si erano infiltrati tra la folla di favorevoli alla Mostra. Un po’ a fatica, la Polizia riportò la calma, ma il fatto che fossero stati coinvolti registi di fama come Pasolini e Zavattini amplificò, ovviamente, l’eco degli incidenti. 

La Mostra del cinema si aprì, finalmente, il 27 agosto e si svolse regolarmente anche se con la costante presenza di Polizia – particolarmente sorvegliato fu il Piazzale in occasione della proiezione di “Teorema” di Pasolini, ma la serata filò liscia – e qualche scambio di parolacce ma anche di spintoni tra irriducibili contestatori ed eleganti spettatori, ma tutto sommato, furono scaramucce di nessun rilievo. A Mostra ultimata, Chiarini rassegnò le dimissioni. 

Un passo indietro. Si è detto “seconda tappa” del Sessantotto veneziano. In realtà, ci sarebbe da ricordare anche un’altra tappa, anche se molto meno clamorosa e oggi del tutto dimenticataLa sera del 22 aprile un corteo di giovani mosse dalla Accademia di Belle Arti, occupata da febbraio, diretto alla sede del Gazzettino, che si trovava allora a Ca’ Faccanon nel cuore delle Mercerie. Il corteo protestava per gli articoli con i quali il quotidiano aveva criticato i tumulti avvenuti a Valdagno, nel quadro degli scioperi alla Marzotto. Arrivò a pochi passi dal portone, nella calle bloccata da un cordone di carabinieri e di poliziotti: quando fu troppo vicino, da far temere un’azione di sfondamento, partì quella che in termini tecnici si chiama azione di contenimento, non avendo le caratteristiche della vera e propria carica. Fini in pochi istanti, con qualche scontro fisico – sette i poliziotti contusi, quanti manifestanti non si sa – nove fermati, una vetrina infranta. Per il Sessantotto veneziano, faceva notizia perfino una vetrina infranta.

3. continua

Estate 1968, passata la bufera, il presidente del Consiglio  Giovanni Leone visita la Biennale (Foto Afi-Archivio Leopoldo Pietragnoli)


pietragnoli*Giornalista

Il Natale prima del Sessantotto, tra penitenza e carità silenziosa

di Corrado Poli*

Sono in pochi a ricordare come nel mondo cristiano e nel cattolicissimo veneto il periodo
dell’Avvento – le quattro settimane che precedono il Natale – costituivano un periodo di
penitenza. Si chiamava infatti la Quaresima di Natale. I paramenti dei sacerdoti alla Messa erano viola, a lutto. Non ci si poteva nemmeno sposare se non con una speciale dispensa. Quando succedeva, tutto il paese mormorava che la ragazza era incinta. I riti erano improntati alla sobrietà, con qualche pausa. Tra queste le feste di San Nicola e di Santa Lucia, giorni destinati ai regali per i bambini. Continua a leggere “Il Natale prima del Sessantotto, tra penitenza e carità silenziosa”

Il nostro Sessantotto: duecento poliziotti per proteggere la Biennale

Continua la nostra storia del Sessantotto a Nordest raccontata dai protagonisti che l’hanno vissuta e testimoniata.

di Leopoldo Pietragnoli*

La manifestazione di protesta contro la Biennale in Piazza San Marco, la sera di martedì 18 giugno 1968, era stata dispersa con una carica della Celere contro una ventina di contestatori, che era loro costata due arresti e cinque fermi e un po’ di contusi, i quali peraltro non si erano fatti vedere in ospedale, molto prudentemente. Continua a leggere “Il nostro Sessantotto: duecento poliziotti per proteggere la Biennale”