La “poca” prima neve dell’autunno ha finalmente mandato a dormire i ghiacciai

di Franco Secchieri*

Tra le tante “bizzarrie” in cui il clima si è esibito in questi ultimi tempi, almeno una cosa giusta l’ha fatta, quella di mettere giù un poca di neve sui ghiacciai proprio nella scadenza del I° di Ottobre. Dal punto di vista meteorologico, infatti, con questo giorno comincia quella che viene definita “annata meteorologica (o idrologica)” che termina poi il 30 di Settembre dell’anno successivo. Continua a leggere “La “poca” prima neve dell’autunno ha finalmente mandato a dormire i ghiacciai”

Il reportage, i ghiacciai visti dall’alto. Per i giganti il 2018 sarà un altro anno di crisi

di Franco Secchieri*

Con un sorvolo del 16 Agosto ho iniziato la stagione dei controlli e dei rilievi sui ghiacciai di cui mi occupo, in particolare di quelli della regione dolomitica. Si è trattato di un primo appuntamento effettuato in anticipo rispetto alle consuete date degli anni precedenti, anche perché il mutevole quanto imprevedibile andamento delle condizioni meteo-climatiche ed ambientali che possono favorire od ostacolare le osservazioni, costringe a prendere delle precauzioni sulla tempistica. Continua a leggere “Il reportage, i ghiacciai visti dall’alto. Per i giganti il 2018 sarà un altro anno di crisi”

Olimpiadi 2026. Zaia: “Gioia per candidatura di Cortina. Grazie a Malagò”

“Accogliamo con gioia questa bellissima notizia per il Veneto: Cortina farà parte della candidatura italiana alle olimpiadi invernali del 2026. Ringrazio il Coni e il Presidente Malagò per l’equilibrio e la correttezza mantenuti anche nelle fasi più complesse della vicenda. Grazie a tutta la squadra che ha lavorato per la nostra candidatura, a chi ha redatto il dossier, al Sindaco e al Consiglio comunale di Cortina, alle categorie e a tutti coloro, veneti e non veneti, che ci hanno sostenuto e incoraggiato”. Continua a leggere “Olimpiadi 2026. Zaia: “Gioia per candidatura di Cortina. Grazie a Malagò””

Olimpiadi 2026. Zaia: “Siamo in linea con proposta di Malagò. Occorre fare presto”

“Siamo in linea con la proposta di candidatura unitaria avanzata dal Coni e dal Presidente Malagò. Chiediamo di fare presto e che ci siano precise garanzie per tutti coloro che vogliono essere della partita”. Continua a leggere “Olimpiadi 2026. Zaia: “Siamo in linea con proposta di Malagò. Occorre fare presto””

Olimpiadi 2026. Zaia: “Cortina meno costosa di Torino, 380 milioni contro 678”

“Noi siamo pronti alla sfida di Cortina Dolomiti Unesco 2026, convinti di avere un bel progetto: rispettoso dell’ambiente e del territorio montano, a cemento zero, davvero a basso costo. Si legge e si sente dire che la città di Torino sostiene che solo la sua candidatura può garantire le condizioni di sostenibilità economica e ambientale richieste dal Governo per supportare il progetto Olimpico. Queste dichiarazioni non tengono conto della realtà dei fatti”. Continua a leggere “Olimpiadi 2026. Zaia: “Cortina meno costosa di Torino, 380 milioni contro 678””

Olimpiadi 2026, Cortina candidata. Zaia: “Dimostrata la correttezza del nostro percorso”

“Senza polemiche, mentre più di qualcuno già ipotizzava la sua esclusione (e in questo
qualcuno, per essere chiari e non destare infingimenti, non metto il Coni), Cortina è
stata inserita dal Cio tra le città che hanno formalizzato la manifestazione d’interesse a
ospitare le Olimpiadi invernali del 2026”.
Inizia con queste parole, il commento del Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia,
alla comunicazione ufficiale del Comitato Olimpico Internazionale riguardo alle
candidature per le Olimpiadi della neve 2026.
“Una dimostrazione – aggiunge Zaia – che, a dispetto di qualcuno, la candidatura è
stata presentata entro i termini regolamentari e sarà presa in considerazione secondo le
modalità previste dal Cio. Lo ripeto – aggiunge – questa non è una candidatura
‘contro’ qualcuno, ma semplicemente l’opportunità di proporre al Comitato Olimpico
Internazionale una candidatura alternativa, all’insegna della neve e dello scenario
delle Dolomiti Patrimonio dell’Unesco”.
“Cominciamo ora la fase del dialogo – conclude il Governatore del Veneto – che,
anche se non ve ne sarebbe bisogno, ci motiva e ci sprona ancor di più”.


 

Basterà la neve caduta questo inverno a recuperare il deficit dei ghiacciai ?

di Franco Secchieri*

Mi hanno chiesto se le abbondanti nevicate di questo inverno 2017 – 2018 possono rimediare alla grave situazione in cui si sono venuti a trovare i ghiacciai alpini negli ultimi anni, con sensibili riduzioni come ad esempio il caso Marmolada, uno dei più emblematici e rappresentativi di questo fenomeno. Continua a leggere “Basterà la neve caduta questo inverno a recuperare il deficit dei ghiacciai ?”

Patto delle Dolomiti tra Federalberghi di Veneto, Friuli VG, Trento e Bolzano. Zaia: “Grazie per sostenere la candidatura alle Olimpiadi 2026

Il Veneto assieme al Friuli Venezia Giulia e alle province autonome di Trento e Bolzano daranno vita al più grande comprensorio sciistico del mondo. Ne sono convinti i presidenti delle rispettive Federalberghi, che ieri si sono riuniti a Roma per costituire un gruppo di lavoro che dallo scenario delle Dolomiti guardi a un progetto di politica unitaria con programmi comuni di valorizzazione e promozione di uno tra i più suggestivi paesaggi promossi dall’Unesco a patrimonio dell’umanità. Continua a leggere “Patto delle Dolomiti tra Federalberghi di Veneto, Friuli VG, Trento e Bolzano. Zaia: “Grazie per sostenere la candidatura alle Olimpiadi 2026”

I magnifici 8 alla conquista della seconda vetta d’Africa: “Un’esperienza che ci ha arricchiti”

di Franco Soave*

L’esperienza dell’Africa e dell’alta quota del Monte Kenya è stata senza dubbio affascinante. Faticosa, certo, ma soprattutto qualcosa che rimarrà nella mente e nel cuore degli otto amici del Cai di Mestre che hanno partecipato a “Kenya Expedition 2017”, viaggio-spedizione con l’obiettivo di salire la seconda vetta dell’Africa. La meta erano le tre cime del Kenya, Lenana (4985 metri),  Nelion (5188) e Batian (5199), seguendo la via aperta nel 1929 da Eric Shipton, alpinista ed esploratore britannico. Continua a leggere “I magnifici 8 alla conquista della seconda vetta d’Africa: “Un’esperienza che ci ha arricchiti””

L’ultimo volo di “The bird”: addio a Bridwell leggenda dell’alpinismo

di Franco Soave*

“The Bird” ha piegato le ali per l’ultima volta. Non volerà mai più. Jim “The Bird” Bridwell, leggenda dell’alpinismo americano e mondiale, è morto venerdì scorso in un letto di ospedale a Palm Spring, in California. Aveva 73 anni. Da mesi era malato, colpito da una forma di epatite che aveva contratto in passato, probabilmente durante un viaggio-spedizione nel Borneo. Per aiutare la famiglia a sostenere le spese mediche, due mesi fa era stata organizzata anche una raccolta fondi alla quale la comunità alpinistica aveva risposto immediatamente e con grande partecipazione. Purtroppo, è stato tutto inutile. Bridwell è spirato venerdì alle 11 circa e poco dopo la notizia è stata diffusa dal figlio Layton con un post su Facebook.

James Bridwell era nato in Texas, a San Antonio, il 29 luglio 1944. Il padre, Donald, era pilota di aerei durante la seconda guerra mondiale; la madre, Miriam Boxwell, era casalinga con una grande passione per la pittura. Jim si avvicinò al mondo dell’arrampicata da adolescente e la moglie Peggy ricorda come la passione fece breccia grazie all’osservazione degli uccelli: “Ha iniziato ad arrampicare perché era affascinato dai rapaci, si arrampicava per osservare il loro habitat e il modo di volare”, ha raccontato Peggy a Neil Genzlinger del New York Times; forse per questo Bridwell era soprannominato “The Bird”.

La storia alpinistica di Bridwell ha origine nel luogo mito dell’arrampicata statunitense, quella Yosemite Valley californiana che tra la fine degli anni Cinquanta e i primi Sessanta del secolo scorso vide nascere e svilupparsi l’idea di arrampicata pulita e libera (clean climbing e free climbing, appunto), anche se i concetti fondamentali erano vecchi di decenni, avevano il volto e le parole di un inglese e di un austriaco, rispettivamente Frederick Mummery e Paul Preuss. Fu una vera e propria rivoluzione che investì la cultura e la società, non solo il modo di affrontare le grandi pareti delle montagne. Perché i protagonisti erano i ribelli, gli hippie, i sognatori, i contestatori dei canoni classici nel mondo come nell’alpinismo. Il primo grande attore della new age fu un fabbro di origine svizzera che emigrò negli Stati Uniti nei primi anni del Novecento, John Salathé. Questi iniziò l’esplorazione alpinistica di Yosemite grazie anche all’invenzione di chiodi da roccia che sul granito americano si dimostrarono molto più affidabili di quelli utilizzati sulle Alpi. Ma i primi veri fuoriclasse furono Royal Robbins e Warren Harding, due forti personalità spesso in antitesi sui mezzi utilizzati per la progressione in parete, i quali tra gli anni Sessanta e Settanta concentrarono attorno a sé una pattuglia di fortissimi climber quali Ray Jardine (ingegnere aerospaziale), Yvon Chouinard ( creatore del marchio Patagonia), Chuch Pratt, Tom Frost, Ron Kauk, solo per citare qualche nome.

Il palcoscenico dove andavano in scena le fantastiche rappresentazioni di questa “banda di matti

erano le formidabili pareti di due montagne-simbolo di Yosemite, El Capitan e l’Half Dome, vere “big wall”, grandi pareti, lavagne di granito alte mille metri, solcate da piccole fessure, senza interruzioni orizzontali, nelle quali la progressione era possibile solo con una eccezionale preparazione fisica e mentale. A poco a poco lungo le pareti fiorirono numerose vie estreme, mentre si fece sempre più strada la clean climbing. In pratica, si sale cercando di utilizzare sempre meno mezzi artificiali, l’arrampicata dunque da libera diventa pulita.

E questo fu il momento di Jim Bridwell. Fisico possente, lunghi capelli alle spalle e due baffoni spioventi, “The Bird” raccontò che la prima salita in Yosemite avvenne in occasione del suo diciottesimo compleanno nel 1962, e che per arrampicare “ho dovuto prendere in prestito le scarpe di un cameriere”, un paio di stivali da lavoro. Da allora Bridwell non si è più fermato, ha aperto oltre cento vie soltanto nella Yosemite Valley, e fu tra i primi a praticare tecniche di allenamento prima di affrontare le grandi pareti. Ha dell’incredibile la prima salita in giornata della via The Nose, sul Capitan, nel 1975 assieme a John Long e Billy Westbay: soltanto 15 ore quando i primi salitori nel 1958 impiegarono 47 giorni e la media, ancora oggi, è di circa quattro giorni. Per molti anni Jim Bridwell rappresentò l’essenza della capacità alpinistica negli Usa ma non si limitò alle “big wall” della California. La sua impronta rimane anche in Patagonia, dove durante il periodo natalizio del 1978 assieme a Steve Brewer in un giorno e mezzo salì il Cerro Torre, per la prima volta compreso l’immenso fungo di ghiaccio sommitale. Fondamentale fu la sua esperienza nella costruzione di nuovi materiali, nell’innovazione delle tecniche di arrampicata e nell’organizzazione del primo team di soccorso in Yosemite, lo Yosemite National Park’s Search and Rescue Team (Yosar). Fu impegnato pure come consulente nell’industria del cinema, e in questa veste collaborò alle riprese di Cliffhanger, film con Silvester Stallone girato anche tra le Dolomiti. “The Bird” compì imprese memorabili in Alaska, partecipò a spedizioni in mezzo mondo, attraversò il Borneo, riuscì a circumnavigare l’Everest ma non amava particolarmente l’ambiente himalayano: “Non c’è niente di peggio – disse un giorno all’alpinista svizzero Romain Vogler – che marciare nella neve con un grosso sacco sulle spalle. Fa freddo ed è noioso”.

Nella foto Billy Westbay, Jim Bridwell (al centro) e John Long dopo la prima ascensione in giornata del Nose (El Capitan), sullo sfondo, nel 1975.  Foto tratte da Wikipedia, file concessi in licenza da Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0.


SOAVE*Giornalista