Carcere: inaugurata sezione di cure intensive a Rovigo. Lanzarin: “Veneto garantisce assistenza a tutti i detenuti”

“La sezione di assistenza intensiva in medicina fisica e riabilitativa all’interno del carcere di Rovigo rappresenta una forte innovazione per il sistema della salute in carcere perché è un centro specialistico per la popolazione reclusa dei novi istituti penitenziari del Veneto, in grado di soddisfare pienamente i criteri di appropriatezza e di sicurezza clinica, nel rispetto degli standard presenti sul territorio e delle condizioni di sicurezza”.
E’ quanto ha sottolineato l’assessore regionale alla Sanità e al sociale Manuela Lanzarin inaugurando a Rovigo la nuova Sezione di Assistenza Intensiva specializzata in medicina fisica e riabilitativa ambulatoriale per patologie ortopediche. Il reparto, dotato di 6 stanze, 15 posti letto e fornito di moderne attrezzature e di una palestrina riabilitativa adatta anche per persone con disabilità motoria, sarà seguito da una equipe multiprofessionale di medici, fisioterapisti e infermieri.
La sezione di assistenza intensiva è a servizio dei bisogni di salute di cura dei circa 2300
detenuti dei nove penitenziari del territorio veneto e consentirà di evitare i disagi e i costi delle traduzioni delle persone recluse presso strutture ambulatoriali esterne al carcere, senza impegnare le liste di attesa nel territorio.

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“A 10 anni di distanza dal passaggio delle competenze in tema di sanità dal Ministero di
Giustizia al Servizio sanitario regionale – ha ricordato l’assessore Lanzarin – la Regione Veneto
assicura assistenza sanitaria h24 ai detenuti dei nove Istituti Penitenziari del Veneto,
attraverso ambulatori e reparti all’interno del carcere, oppure facendo ricorso alle strutture esterne della sanità ospedaliera nei casi di emergenza o di gravità complessa. In totale la popolazione assistita nel sistema penitenziario regionale raggiunge quasi le 6 mila persone, calcolando anche i nuovi ingressi”.
Portare salute dentro il carcere non è un compito semplice – ha ribadito la titolare delle
politiche sociali e sanitarie della Regione – almeno il 30 per cento dei detenuti è portatore di gravi patologie croniche. In Veneto tutti gli istituti di pena sono dotati di infermeria,
attrezzature radiologiche di telemedicina, ambulatori specialistici e odontoiatrici, dove è
garantita la presenza di medici e di specialisti. A Verona e a Padova sono stati istituiti anche due reparti detentivi: quello scaligero è già funzionante, quello padovano è in via di attivazione. Il disagio psichico e le dipendenze patologiche purtroppo interessano una
importante percentuale della popolazione detenuta, amplificate dalle condizioni di contesto.

576-2019 Conferenza stampa carcere Rovigo
Nel carcere di Rovigo e al Montorio di Verona sono attivi, rispettivamente, una articolazione di salute mentale e un centro di osservazione psichiatrica a Verona. Al Due Palazzi di Padova opera anche una specifica struttura per detenuti alcoltossicodipendenti, che a breve sarà potenziata. La Regione assicura interventi sanitari e assistenziali anche agli autori di reato con disagio psichico affidati alle REMS e alle strutture intermedie della Regione Veneto.
All’interno del riparto del fondo sanitario nazionale, i trasferimenti al Veneto per la sanità penitenziaria valgono quasi 7 milioni di euro (6.911.288 la quota assegnata alla Regione nel 2018). Per l’attivazione e l’avvio della prima sezione di assistenza intensiva a Rovigo la Regione ha investito 255 mila euro, di cui 111 mila a copertura del costo annuale del personale sanitario in servizio e 61 mila euro per attrezzature, arredi e strumentazione medica.
“Grazie anche alla prima sezione di assistenza intensiva, il Veneto, che da pochi mesi
coordina il gruppo interregionale per la Sanità Penitenziaria e rappresenta le Regioni al
Tavolo tecnico interistituzionale – ha concluso l’assessore – offre un sistema ampio e
articolato di assistenza alla popolazione detenuta nel proprio territorio, dimostrandosi capace di coniugare il rispetto del diritto alla salute con i criteri di appropriatezza delle cure e con le necessarie garanzie di sicurezza”.