Gava: Fi non ha scampo scelga un nuovo leader per tentare di rinascere

di Giorgio Gasco*

Forza Italia? Non pervenuta in Veneto. Dopo la defezione di Massimo Giorgetti, eletto in Regione nel 2015 con i colori azzurri, che ha scelto di tornare in pompa magna nella sua casa politica di orgine, Fratelli d’Italia eredi del Msi, prima, e An dopo, il partito del sempreverde Silvio Berlusconi non ha più alcun rappresentante in Consiglio regionale. Continua a leggere “Gava: Fi non ha scampo scelga un nuovo leader per tentare di rinascere”

Gava: Forza Italia in Veneto, ecco i motivi della crisi

Trevigiano, laureato in giurisprudenza, avvocato civilista, può vantare un buon curriculum professionali e di trascorsi politici, che hanno inizio nel Partito Liberare per poi proseguire in Forza Italia della quale è stato coordinatore regionale del Veneto dal 1996 al 1998. Nel 1994 ha risposto “sì” alla chiamata del partito di Berlusconi e vinte le elezioni regionali del 1995, Giancarlo Galan lo ha voluto come assessore della sua Giunta restando in regione fino al 2008 per poi passare in Parlamento. Continua a leggere “Gava: Forza Italia in Veneto, ecco i motivi della crisi”

Nuova Pac. Dario Bond (FI): “Si trovi al più presto l’accordo”

“Mi preoccupa l’ipotesi di prorogare l’attuale Politica Agricola Comune di altri due o tre anni, con il rischio di congelamento dei fondi per lo sviluppo rurale. Per questo, lancio un appello a tutti gli europarlamentari affinchè trovino al più presto un accordo che dia certezze al mondo agricolo”: il deputato di Forza Italia, Dario Bond, chiede l’intervento di tutti i parlamentari europei italiani, a pochi mesi dalle elezioni, per definire il futuro della nuova PAC.

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No al recupero dei crediti per chi ha preso azioni Banca Vicenza: lo chiede in Fvg la consigliera regionale di FI Mara Piccin 

di Lucio Leonardelli*
Intervenire per far sì che non venga in alcun modo portato avanti da parte della SGA S.p.a. il recupero dei crediti che trovano la loro fonte in finanziamenti strumentalmente collegati al solo acquisto delle azioni della Banca Popolare di Vicenza, istituto che ha ingannato i piccoli risparmiatori e tradito il proprio territorio, danneggiando famiglie e imprese”. Continua a leggere “No al recupero dei crediti per chi ha preso azioni Banca Vicenza: lo chiede in Fvg la consigliera regionale di FI Mara Piccin “

Tajani rilancia Forza Italia Tanti no al governo “Salvini lasci Cinquestelle”

di Giorgio Gasco*

“Il Nordest è la parte del Paese che dà molto agli altri”. Chiosa: “Tutti dovrebbero imparare da questa area a fare impresa, soprattutto dal Veneto”. Antonio Tajani evoca la mitica “locomotiva” del Paese per avvalorare la posizione di Forza Italia, cioè di evidente contrasto alla politica che lo storico alleato, la Lega, sta attuando in coabitazione con Cinquestelle. Continua a leggere “Tajani rilancia Forza Italia Tanti no al governo “Salvini lasci Cinquestelle””

Massimo Giorgetti (Fi): il partito è diventato autistico E boccia la gestione Paroli

di Giorgio Gasco*

Forza Italia sta scomparendo dall’orizzonte politico. Un’agonia che dura da molti anni, che sta generando sempre più confusione nel pianeta azzurro. Le vicende giudiziarie di Silvio Berlusconi, la caparbietà del Cavaliere nel vietare la creazione di una classe dirigente “Silvio free”, sia a Roma che nelle regioni. Come in Veneto, dove da più di un anno il partito è nelle mani di un commissario, Adriano Paroli da Brescia, che poco ha a che fare con il territorio, che risponde più a logiche esterne che locali. Così, Forza Italia si sta disgregando. Sta perdendo pezzi per strada: ormai si contano sulle dita di una mano, come in consiglio regionale dove a presidiare sono rimasti solamente due rappresentanti: Massimo Giorgetti e l’assessore Elena Donazzan, entrambi cresciuti in Alleanza Nazionale. In Veneto la situazione è ancora più pesante a causa della presenza fissa della Lega che ha fatto man bassa di voti alle Regionali del 2015, alle politiche dello scorso marzo e in appuntamenti elettorali amministrativi. Chi ancora crede in una esistenza autonoma dal Carroccio, seppure in alleanza, spera in uno scatto d’orgoglio. Dai vertici nazionali non sembra arrivare una risposta all’altezza delle richieste. Di sicuro è attesa a giorni la nomina di un vero coordinatore regionale: si parla del padovano Piergiorgio Cortelazzo, anche lui proveniente da Alleanza Nazionale, già consigliere regionale ora deputato. Basterà per la svolta? Commento amareggiato il veronese Massimo Giorgetti: “Qui ci vuole un nuovo progetto”.

Massimo Giorgetti, cosa succede in Forza Italia del Veneto?

“Abbiamo un corpo estraneo che invece di svolgere il ruolo di coordinatore, cioè di colui che cerca di costruire un’agibilità nel partito, si limita a non fare nulla”.

Si riferisce ad Adriano Paroli, bresciano, scelto da Berlusconi nel febbraio 2017 come commissario del partito dopo il siluramento di Marco Marin?

“Ovviamente”.

La gestione di Paroli rientra nelle mansioni previste dall’investitura a commissario?

“Non so. Però una cosa è evidente: è da irresponsabili, anche se non credo che Paroli lo sia, venire in Veneto e non tentare di mettere seduti allo stesso tavolo i soggetti politici che possono avere utilità per Forza Italia”.

Quali soggetti politici?

“Per esempio, il gruppo dei consiglieri regionali…”.

Siete rimasti in due, lei e l’assessore Elena Donazzan.

“Purtroppo è così. E dico: questo commissario ha perso un consigliere regionale (il padovano Massimiliano Barison, passato con Fratelli d’Italia, era capogruppo, ndr.) senza una telefonata, né prima, quando la decisione era già nell’aria, né dopo per comunque avere una spiegazione dell’accaduto. Insomma, il commissario rifiuta qualunque confronto, ad esempio con me dopo due anni nei quali non ho rinnovato l’iscrizione a Forza Italia denunciando i problemi di gestione del partito restando in attesa di un chiarimento politico. Nulla, nessuno si è preoccupato di chiamare. Non solo, nell’ultimo coordinamento regionale, l’unica risposta che è arrivata è stata: “Tu non sei iscritto”, salvo poi, due minuti dopo, tenere una conferenza stampa…”.

Con a fianco una probabile new entry.

“Esattamente. Questa la “foto” di quell’incontro: al centro Paroli, alla sua sinistra il senatore azzurro deputato Andrea Causin, e alla sua destra Enrico Zanetti, ex sottosegretario all’Economia del governo Renzi e segretario di Scelta Civica, che non mi risulta abbia preso la tessera di Forza Italia”.

Morale?

“Oggi Forza Italia è autistica”.

Lei chiede un chiarimento politico, cosa vuol dire?
“Capire se, all’interno del partito, ci sono gli spazi di confronto per crescere, per coordinarsi. Invece, finora, il mestiere di chi viene nominato è quello di fare terra bruciata, al motto: meno siamo, meglio è”.

Pare strano che Paroli non capisca che il rischio è quello di perdere appeal nei confronti degli elettori.

“Secondo me c’è una visione di fondo della serie: chi se ne frega, tanto fra due anni si torna al voto per rinnovare il consiglio regionale e sarà un’altra storia. Credo che in Forza Italia stia prevalendo l’attenzione verso il modello organizzativo di Cinquestelle rispetto a quello del partito pesante della Lega. E aggiungo: chi ha una posizione pensa solamente a tutelarla e a niente altro”.

I superstiti del gruppo consiliare, cioè lei e la Donazzan (ha annunciato che non rinnoverà l’iscrizione al partito), la pensate allo stesso modo?

“Seppure con qualche differente sfumatura, il giudizio politico è identico. La Donazzan, quando contestavo le modalità di scelta del candidato sindaco di Verona, mi diceva: stai sbagliando. Salvo poi ricredersi un anno dopo quanto è stata l’ora di indicare il candidato per il Comune di Vicenza”.

Alle elezioni regionali del 2020 sarà anche un’altra storia, ma continuando così per Forza Italia il rischio di estinzione è serio.

“Per questo definisco irresponsabile la gestione di Paroli. Se fossi al suo posto, la mia prima preoccupazione sarebbe quella di mettere insieme tutti i rappresentanti del partito non quello di accentuare le differenze”.

Secondo lei, dietro alle quinte c’è un grande vecchio oppure è semplicemente un disamoramento, autolesionista, che va da Arcore al Veneto fino a Reggio Calabria?

“Da anni c’è una sottovalutazione di ciò che il territorio può esprimere. Il partito pesante, supportato da simpatizzanti, iscritti, amministratori e parlamentari è considerato un orpello”.

Sembrerebbe un ritorno al passato: si guarda al modello snello di Cinquestelle simile a quello ipotizzato e ideato da Berlusconi nel 1994, struttura personalistica che ora si sta esaurendo.

“Tutto va bene, basta che lo si dica apertamente: vogliamo un comitato elettorale che si ritrova ad ogni elezione per supportare dei nominati che non sono neppure legittimati dal territorio. Come è avvenuto, in modo silenzioso, in molti casi nelle ultime elezioni”.

Perché Berlusconi non reagisce a questa situazione che sta cancellando il progetto azzurro?

“Perchè coloro che gli stanno attorno lo hanno convinto che il partito sta in piedi perché c’è un leader forte, cioé lui. Paroli stesso, qualche giorno fa, in un’intervista, ha giustificato la situazione dicendo che Forza Italia è all’8% perché Berlusconi non ha potuto fare campagna elettorale. Ma dai… questi continuano a dire che è solo Berlusconi a garantire i voti al partito. E gli altri, quelli che stanno sul territorio, che sono eletti cosa ci stanno a fare!? Non si rendono conto che la maggioranza di questi non sono leghisti?”.

In Forza Italia si è sempre detto che Berlusconi portà con sé un valore aggiunto del 10%.

“Berlusconi aiuta, ma non mi pare che il suo apporto superi il 2%. Solo Brunetta può crede che il partito passi dal 10 al 20 per cento solo perché parla il Cavaliere”.

La Lega sta cannibalizzando Forza Italia.

“Ovvio, questo accade quando dall’altra parte c’è il vuoto. Noi non interveniamo su un tema politico, che sia uno. E’ da anni che non si affronta un dibattito sui contenuti del nostro essere politico, sul progetto che intendiamo proporre. Abbiamo perso qualunque rapporto con il territorio. Mi domando: chi è oggi il nostro interlocutore sociale? L’imprenditore, il lavoratore, la media borghesia… chi? E soprattutto, nessuno più rimarca il nodo centrale: Forza Italia non è alternativa, ma diversa da Salvini”.

Lei sarebbe d’accordo sul partito unico Lega-Forza Italia?

“Secondo me il partito unico esiste già nei fatti”.

A guida unica di Salvini.

“Esattamente. Il leader della Lega ha avuto un’evoluzione: al manganello di prima, oggi ha aggiunto il doppiopetto. E non ha più bisogno di usare Forza Italia come doppiopetto, l’abito se lo sta confezionando da solo”.

Ormai non avete più futuro?

“C’è bisogno di un progetto, non di un semplice restyling. Su molti argomenti dobbiamo farci sentire. Un esempio: se abbiamo qualcosa da dire sull’Europa, diciamolo; non possiamo limitarci a riprendere Salvini dicendo che i suoi attacchi a Bruxelles non sono cosa buona, perché così facendo passiamo per quelli che vogliono difende i burocrati europei e i grandi poteri economici”.

Lei potrebbe passare alla Lega?

“Premetto, vince chi presenta per primo un progetto politico completo. Oggi, Salvini sta parlando di due cose: immigrazione e abolizione della legge Fornero. Ma molte altre mancano ancora: lavoro, rapporto con gli imprenditori, mercato, export, sviluppo, industria “4” con tanti altri numeri dopo il punto”.

Quindi?

“Su questi temi, per ora sento solamente il silenzio. Quando Salvini riuscirà a completare l’offerta del suo progetto politico e di governo… diventerà una vera offerta politica. Se sarà Forza Italia a presentare per prima questo progetto politico, forse riuscirà a dimostrare la sua diversità dal Carroccio”.

Bene, ma potrebbe passare alla Lega?

“Dire che potrei aderire alla Lega, ciecamente, rispondo no. Se, però, ci sarà un nuovo progetto politico, da una parte o dall’altra, lo esaminerò. Certo è che il centrodestra, così come lo conosciamo, è finito”.

La Lega può “indossare” il doppio petto diventando il riferimento per un nuovo centrodestra?

“Credo proprio di sì. Ritengo sufficiente che Salvini chiami a rapporto un po’ di saggi (economisti, intellettuali, sociologi) scrivere un manifesto politico con una ventina di punti”.

Andando indietro negli anni, potreste dire: a ridateci Galan.

“Potremmo anche dire ridateci Bernini, Cremonese… oggi siamo in un altro mondo. Ormai ogni 25 anni cambia tutto in politica: 1945, 1968, 1992 e adesso siamo alla Terza Repubblica”.

Lei chiede uno scatto di orgoglio ai vertici del suo partito. Però, è dal 2013 che in Forza Italia non si parla più di progetto politico. Oltre alle vicende giudiziarie, l’operazione avvolgente di Renzi, con il Nazareno, ha tagliato le ali al Cavaliere.

“ E’ così. Personalmente non avrei aderito ad una alleanza con il Pd. Comunque sia, almeno il patto del Nazareno, poi fallito, era un progetto politico. Oggi, quel patto lo hanno firmato Salvini e Di Maio”.

Il gruppo di Forza Italia in consiglio regionale resta aperto?

“Per me sì, sono stato eletto in Forza Italia e continuerò a rappresentarla nonostante Forza Italia. Però urge un chiarimento”.

Sul pezzo fino al 2020 quando si voterà.

“Fino a quando non mi diranno che in Forza Italia non c’è più la possibilità di dire quello che uno pensa”.


gasco*Giornalista

Donazzan: “Va aperto un dibattito vero sulla crisi di Forza Italia”

In merito al dibattito aperto grazie all’intervista rilasciata dal Governatore della Liguria Giovanni Toti sulla situazione in cui versa Forza Italia, interviene l’Assessore regionale del Veneto Elena Donazzan in risposta all’onorevole Mara Carfagna. Continua a leggere “Donazzan: “Va aperto un dibattito vero sulla crisi di Forza Italia””

Funerali Romoli, “gelo” tra la famiglia e Forza Italia

Non s’é decisamente ancora spenta l’eco suscitata da quanto accaduto in occasione del funerale del presidente del Consiglio regionale Ettore Romoli celebrato a Gorizia con la partecipazione di diverse migliaia di persone. Continua a leggere “Funerali Romoli, “gelo” tra la famiglia e Forza Italia”

Dopo il voto. Se un partito non parte dal territorio è fuori: l’amara discesa di Pd e FI

di Giorgio Gasco*

Le elezioni politiche hanno emesso la loro sentenza. E come sempre, tutti dicono di avere vinto. Affermazione azzardata. C’è chi ha preso più degli altri, incrementando i propri consensi. Ma nessuno, lo sappiamo già, ha la forza elettorale per dare vita ad un nuovo governo. Si vedrà cosa dirà il Capo dello Stato ai leader di partito e di coalizione che inizieranno la processione delle consultazioni al Quirinale. Continua a leggere “Dopo il voto. Se un partito non parte dal territorio è fuori: l’amara discesa di Pd e FI”