Questione di peso: l’obesità non è un’opinione. Ecco come valutare se si è a rischio

di Stefano Chiaramonte*

Sovrappeso ed obesità: questo è un argomento proprio difficile da trattare!

I primi complimenti arrivano appena nati: “che bel bambolotto!” e poi di seguito “ guarda che belle gambotte!”, “senti che fisso!”. Poi ci si mettono le nonne con manicaretti vari “mangia che ti fa bene”, “…tanto…dopo, quando cresce si allunga..!”. Continua a leggere “Questione di peso: l’obesità non è un’opinione. Ecco come valutare se si è a rischio”

Se la bilancia sale la pressione va in tilt: occhio al peso

di Stefano Chiaramonte*

L’aumento di peso fa salire la pressione arteriosa e questo si traduce in un conseguente aumento del rischio cardiovascolare e della mortalità generale.

Questa affermazione così perentoria è ampiamente suffragata dai risultati dello Studio di Framingham nel quale i partecipanti sono stati seguiti per ben 44 anni. L’aumento del peso è implicato in oltre il 25% dei casi di ipertensione e nel 23% dei casi di malattia coronarica nei maschi e nel 15% nelle femmine. Continua a leggere “Se la bilancia sale la pressione va in tilt: occhio al peso”

Atrofia muscolare spinale: lo stato dell’arte e delle cure in Veneto. Convegno a Padova

“Atrofia muscolare spinale: stato dell’arte e nuovo obiettivi, il caso del Triveneto” è il tema del convegno organizzato da Motore Sanità venerdì 16 novembre a Padova, nella palazzina dei servizi dell’Azienda ospedaliera di via Giustiniani 2. L’atrofia muscolare spinale (SMA) è una malattia neuromuscolare genetica rara, che colpisce un neonato ogni 10 mila e che rappresenta attualmente la causa più comune di morte infantile.

A rappresentare la Giunta regionale del Veneto e a fare il punto sulla rete di interventi sociali attivata per affiancare le famiglie e sulla necessità di una integrazione sempre più stretta tra ricerca e innovazione, cura ospedaliere e assistenza territoriale, sarà l’assessore regionale al sociale Manuela Lanzarin (ore 9.30).

Al convegno intervengono, tra gli altri, Domenico Mantoan, direttore generale Sanità e Sociale del Veneto, Angelo Del Favero, direttore dell’istituto superiore di sanità, Maurizio Corbetta direttore della Clinica neurologica dell’Università di Padova, Caterina Agosto, referente centro di riferimento regionale Cure palliative e Terapia del dolore pediatriche, Paola Facchin, coordinamento regionale Malattie rare, e Roberta Rampazzo, della Direzione farmaceutico-protesica-dispositivi medici dell’area Sanità e Sociale della Regione Veneto.

Mettiamo un po’ di sale nella nostra vita. Ma non troppo

di Stefano Chiaramonte*

Il sale è elemento essenziale per conferire sapore ai cibi e, senza dubbio, uno dei più utili all’uomo da quando (circa 6 mila anni fa) fu scoperto che la carne e il pesce potevano essere conservati coprendoli con il sale.

Ma il sale non è disponibile ovunque e di conseguenza, nei secoli passati, è diventata importante merce oggetto di scambio. Furono sicuramente i Romani a fare della produzione del sale una vera e propria industria, di cui detenevano il monopolio. La via Salaria proprio dal sale prendeva il nome. Nella Repubblica Serenissima divenne un elemento costante del commercio marittimo veneziano ed oggetto di scambio con le popolazioni delle zone montane per la fornitura del legname da costruzione.

La storia del sale inizia con la comparsa delle prime civiltà stabili, dei Sumeri, dell’Egitto, della Cina, di Israele. Le sue proprietà gli hanno conferito un alto valore metaforico: è simbolo della natura eterna, del patto di Dio con Israele, della fedeltà, di longevità e durata, ma anche di verità e saggezza per i cristiani.

I tempi cambiano! Oggi il sale è considerato il “nemico pubblico numero uno” per il suo ruolo, ben documentato, nello sviluppo dell’ipertensione arteriosa e tutti sono pronti a pontificare sull’opportunità di eliminare il sale. Cerchiamo di fare giustizia!

Per prima cosa bisogna fare chiarezza su terminologia e sistemi di misura che vengono impiegati nel trattare l’argomento.

Distinguiamo il Sodio (Na), la molecola in questione, dal Cloruro di Sodio (NaCl) che è il nostro Sale da cucina. Un grammo (gr) di Sale (NaCl) equivale a 393 milligrammi (mg) di Sodio (Na).  Un gr di Sodio (Na) equivale a 2.5 gr di Sale (NaCl). Un milliEquivalente di Sodio (Na) equivale a 23 mg di Sodio (Na).  Il 90% dell’apporto alimentare di Sodio (Na) è sotto forma di Cloruro di Sodio (NaCl).

Un essere umano è in grado di tollerare enormi variazioni dell’apporto di Sodio, da un minimo di

200 mg ad un massimo di 10.300 mg al giorno. In condizioni di stabilità la quantità minima di sodio necessaria a compensare le perdite (urine, feci, sudore, ecc) è circa180 mg al giorno.

C‘è un razionale scientifico, supportato da una mole di dati, per consigliare una riduzione del sodio nella dieta di tutti i giorni.

Un eccessivo introito svolge un ruolo importante, se non predominante, nella patogenesi dell’ipertensione. La riduzione del sodio nella dieta ne rallenta e potenzialmente previene l’insorgenza, abbassa i valori pressori sia nei pazienti ipertesi sia nei normotesi, lungo tutta la durata della vita, dall’infanzia alla vecchiaia e riduce anche l’incremento della pressione correlato all’età. L’effetto è più marcato nei pazienti di etnia africana ed in quelli di età media ed avanzata, ipertesi, diabetici e nefropatici cronici.

Nell’ambito della popolazione vi è una notevole variabilità della risposta pressoria al sodio al punto da poter distinguere soggetti “sensibili” da altri “resistenti”.

Gli individui di etnia africana, gli ipertesi, specie quelli con ipertensione mal controllabile, mostrano una maggiore risposta pressoria alle variazioni dell’apporto di sodio. Gli anziani hanno una risposta pressoria più marcata dei giovani, le femmine più dei maschi, i soggetti sovrappeso più dei normopeso.

La riduzione dell’apporto di sodio comporta una minore espansione del contenuto corporeo di acqua e, di conseguenza, influenza anche la risposta ai farmaci antiipertensivi. In particolare potenzia l’effetto degli ACE-inibitori e dei Sartanici mentre non sembra influenzare la terapia con calcio-antagonisti verosimilmente a causa dell’aumentata eliminazione urinaria di sodio indotta da questi farmaci.

La riduzione dell’apporto di sodio, abbassando la pressione arteriosa e prevenendo l’ipertensione, teoricamente dovrebbe ridurre l’incidenza della patologia cardiovascolare.

Da ultimo, vi sono evidenze in Letteratura che l’eccessivo apporto di sodio può provocare altri problemi, indipendentemente dall’ipertensione: Ipertrofia ventricolare sinistra, aumentato rischio di Cancro dello stomaco, Proteinuria, Calcolosi renale, Osteoporosi, Cefalea.

L’apporto medio di Sodio, nelle nostre tradizioni alimentari, è stimato essere compreso fra 3000 e 4000 mg/die, con ampie variazioni: è nettamente maggiore quando si mangia spesso al ristorante, nei fast food, quando si utilizzano piatti già pronti, quando non si può sorvegliare personalmente la preparazione del cibo. La percezione del gusto salato è modificabile e decresce man mano che le persone sono progressivamente esposte a diete a basso contenuto di sodio.

Tutte le principali Società Scientifiche sono concordi nel raccomandare un apporto massimo di 2000 mg al giorno (circa 5 grammi di sale da cucina, equivalente ad un cucchiaino da caffè).

Spesso questa limitazione è difficile da applicare nella pratica di tutti i giorni ed è necessario ricorrere a vari espedienti tipo l’utilizzo di erbe e spezie per insaporire i cibi.  La cottura della pasta secondo la tradizionale proporzione 1:10:100 (1 litro di acqua:10 gr di sale:100 gr di pasta) dovrebbe essere corretta alla nuova 1:7:100.

Per chi vuole essere preciso, comunque, il golden standard per la valutazione dell’apporto di sodio rimane la misurazione dell’escrezione urinaria di sodio sulle 24 ore perché il rene, in assenza di patologie o interferenze farmacologiche, mantiene l’equilibrio fra entrate ed uscite.

Attenzione però: abbiamo detto riduzione del sale, non eliminazione (anche questa pericolosa)!!

Dante Alighieri, nel canto diciassettesimo del Paradiso, scriveva: “Tu proverai sì come sa di sale lo pane altrui…” Oggi completerebbe: “mentre noi, in nome della prevenzione dell’ipertensione, ne usiamo molto poco”.

Buon appetito…in buona salute! Alla prossima.


IMG_7430* Nefrologo – Coordinatore del Programma di Prevenzione del Rischio Cardiovascolare – Casa di Cura Villa Berica – Vicenza

Influenza, il vaccino è l’intervento più efficace e sicuro di prevenzione primaria

di Stefano Chiaramonte*

Come ogni anno, puntuale, è in arrivo l’influenza e, con essa, la solita problematica della vaccinazione antiinfluenzale. L’articolo 32 della Costituzione Italiana sancisce: “la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”. In quest’ottica, le vaccinazioni vanno considerate uno degli interventi più efficaci e sicuri di prevenzione primaria in sanità pubblica. Continua a leggere “Influenza, il vaccino è l’intervento più efficace e sicuro di prevenzione primaria”

Ogni anno l’”influenza” costa alle famiglie italiane mezzo punto di PIL 

  La prossima stagione influenzale è stata definita di “intensità media” dagli esperti, che si aspettano circa 5 milioni di italiani contagiati. A questi si aggiungeranno gli italiani colpiti dalle infezioni respiratorie ricorrenti simil-influenzali, che sono nella grandissima maggioranza dei casi di origine virale e  colpiscono durante tutti i 12 mesi, a differenza della influenza vera e propria che incide in un preciso e preventivabile periodo dell’anno.  Continua a leggere “Ogni anno l’”influenza” costa alle famiglie italiane mezzo punto di PIL “

Arriva “holter del respiro”, presentato al XIX Congresso Nazionale della Società Italiana di Pneumologia

Un braccialetto simile a uno swatch,  leggero e senza fili che per la prima volta anziché contare i passi conta i nostri respiri: il monitor da polso che registra i livelli di ossigeno nel sangue, la frequenza cardiaca e il movimento nelle diverse condizioni di vita, come sforzo, sonno, attività quotidiane, diventerà un alleato prezioso per tutti i pazienti con patologie cardiopolmonari, dallo scompenso cardiaco alla broncopneumopatia cronica-ostruttiva, e potrà forse mandare in soffitta esami tradizionali come il test del cammino che rileva l’ossigeno nel sangue solo in un dato momento, senza dire molto di ciò che avviene nell’arco della giornata. Continua a leggere “Arriva “holter del respiro”, presentato al XIX Congresso Nazionale della Società Italiana di Pneumologia”

Questioni di cuore. La morte di Roosevelt e l’inizio degli studi sul “rischio cardiovascolare”

di Stefano Chiaramonte*

Negli anni 50 si riteneva che l’aterosclerosi, intesa come restringimento del calibro delle arterie ed occlusione del lume dei vasi da parte di placche, facesse parte dei fenomeni di invecchiamento e che fosse comunemente diffuso con il progredire dell’età. Analogamente, l’innalzamento della pressione arteriosa ed elevati livelli del colesterolo nel plasma erano considerati come normali conseguenze del processo di invecchiamento e non veniva prescritto alcun trattamento. Continua a leggere “Questioni di cuore. La morte di Roosevelt e l’inizio degli studi sul “rischio cardiovascolare””