Venezia anni 50-60. L’abolizione dei premi primo contraccolpo sulla Biennale di Arti visive

di Leopoldo Pietragnoli°

Concludendo gli articoli sul Sessantotto veneziano, si annotava come quell’anno abbia segnato un «gomito storico» nella vita della città. Perché, per più di vent’anni, Venezia era stata capitale della cultura, e questo per un circuito virtuoso tra l’essere vetrina della cultura internazionale e insieme laboratorio della produzione cittadina, a sua volta in circuito virtuoso tra le elitarie esperienze dell’avanguardia e le forme più popolari di divulgazione: era una città internazionale e stra-paesana insieme, che sapeva parlare tutte le lingue e il proprio dialetto.

Continua a leggere “Venezia anni 50-60. L’abolizione dei premi primo contraccolpo sulla Biennale di Arti visive”

Il nostro Sessantotto. Il Campiello “indenne” dalla guerriglia veneziana

di Leopoldo Pietragnoli

L’ultimo appuntamento culturale e mondano del Sessantotto fu la cerimonia di premiazione del Premio letterario Campiello, che si svolse la sera del 3 settembre al Teatro Verde nell’isola di San Giorgio, sede della Fondazione Cini, e quindi strutturalmente «blindata» e riservata su invito a un pubblico d’élite. Nonostante questo, l’eco dei recentissimi incidenti alla Mostra del Cinema aveva consigliato un discreto ma consistente servizio d’ordine. Sia consentito a questo punto, avviandoci a conclusione del ciclo di articoli, un ricordo personale, a proposito. Continua a leggere “Il nostro Sessantotto. Il Campiello “indenne” dalla guerriglia veneziana”

Il nostro Sessantotto. L’attacco alla Mostra del Cinema quel 26 agosto….

di Leopoldo Pietragnoli*

La contestazione alla Mostra del Cinema – seconda tappa del Sessantotto veneziano – veniva da lontano: da quando, in primavera, registi e sceneggiatori dell’Anac, l’associazione degli autori cinematografici avevano avviato una campagna polemica contro il direttore della Mostra, Luigi Chiarini,  che pure in cinque anni di direzione aveva rilanciato e riqualificato il Festival con un netto taglio culturale, il più possibile scevro di mondanità, inimicandosi semmai il mondo dei produttoriquello degli operatori turistici cittadini. D’altra parte, il legame che la direzione Chiarini continuava ad avere con il vecchio Statuto (risaliva al fascismo) e i continui compromessi per salvare insieme il cinema d’autore con la mondanità e il mercato, inimicarono appunto il mondo di autori dell’Anac, di chiara impronta politica di sinistra. A luglio, fu fondato un Comitato di coordinamento per il boicottaggio della Mostra – ne facevano parte registi come Bertolucci, Ferreri, Maselli, Pontecorvo, Zavattini – Comitato che, pur contestando lo Statuto e lo spirito della manifestazione più che il direttore, finì col trovare in Chiarini il capro espiatorio. Tanto che il 25 agosto, mentre infuriavano le polemiche, egli mise a disposizione il proprio mandato, così di fatto bloccando l’apertura della Mostra: il Comitato di boicottaggio propose allora ucompromesso di cogestione tra gli uffici della Biennale e gli autori dell’Anac, ma la concessione di una sala del Palazzo al Comitato provocò la reazione di un’altra parte del mondo del cinema, autori riuniti in una associazione staccatasi dall’Anac e giornalisti loro vicini, che reclamava invece il regolare inizio delle proiezioni.

Il “fattaccio” avvenne nella notte del 26 agosto. Si doveva svolgere una assemblea plenaria dei due gruppi nel Palazzo presidiato da ingenti forze di polizia, che facevano cordone tra i contestatori e gruppi di lidensi spazientiti per il mancato inizio della Mostra. Il Comitato di coordinamento si trovava già nella Sala Volpi quando fece irruzione la Polizia che sgomberò la sala con la forza. Gettati in strada, alcuni degli autori furono aggrediti da elementi fascisti che si erano infiltrati tra la folla di favorevoli alla Mostra. Un po’ a fatica, la Polizia riportò la calma, ma il fatto che fossero stati coinvolti registi di fama come Pasolini e Zavattini amplificò, ovviamente, l’eco degli incidenti. 

La Mostra del cinema si aprì, finalmente, il 27 agosto e si svolse regolarmente anche se con la costante presenza di Polizia – particolarmente sorvegliato fu il Piazzale in occasione della proiezione di “Teorema” di Pasolini, ma la serata filò liscia – e qualche scambio di parolacce ma anche di spintoni tra irriducibili contestatori ed eleganti spettatori, ma tutto sommato, furono scaramucce di nessun rilievo. A Mostra ultimata, Chiarini rassegnò le dimissioni. 

Un passo indietro. Si è detto “seconda tappa” del Sessantotto veneziano. In realtà, ci sarebbe da ricordare anche un’altra tappa, anche se molto meno clamorosa e oggi del tutto dimenticataLa sera del 22 aprile un corteo di giovani mosse dalla Accademia di Belle Arti, occupata da febbraio, diretto alla sede del Gazzettino, che si trovava allora a Ca’ Faccanon nel cuore delle Mercerie. Il corteo protestava per gli articoli con i quali il quotidiano aveva criticato i tumulti avvenuti a Valdagno, nel quadro degli scioperi alla Marzotto. Arrivò a pochi passi dal portone, nella calle bloccata da un cordone di carabinieri e di poliziotti: quando fu troppo vicino, da far temere un’azione di sfondamento, partì quella che in termini tecnici si chiama azione di contenimento, non avendo le caratteristiche della vera e propria carica. Fini in pochi istanti, con qualche scontro fisico – sette i poliziotti contusi, quanti manifestanti non si sa – nove fermati, una vetrina infranta. Per il Sessantotto veneziano, faceva notizia perfino una vetrina infranta.

3. continua

Estate 1968, passata la bufera, il presidente del Consiglio  Giovanni Leone visita la Biennale (Foto Afi-Archivio Leopoldo Pietragnoli)


pietragnoli*Giornalista

Il Natale prima del Sessantotto, tra penitenza e carità silenziosa

di Corrado Poli*

Sono in pochi a ricordare come nel mondo cristiano e nel cattolicissimo veneto il periodo
dell’Avvento – le quattro settimane che precedono il Natale – costituivano un periodo di
penitenza. Si chiamava infatti la Quaresima di Natale. I paramenti dei sacerdoti alla Messa erano viola, a lutto. Non ci si poteva nemmeno sposare se non con una speciale dispensa. Quando succedeva, tutto il paese mormorava che la ragazza era incinta. I riti erano improntati alla sobrietà, con qualche pausa. Tra queste le feste di San Nicola e di Santa Lucia, giorni destinati ai regali per i bambini. Continua a leggere “Il Natale prima del Sessantotto, tra penitenza e carità silenziosa”

La nostra storia. 1968-2018: il Sessantotto raccontato dai testimoni /2

1968-2018. Cinquantanni. Cosa è cambiato da quegli anni di contestazione studentesca, di stravolgimenti sociali, di lotta armata e di ideologie politiche? Cosa è rimasto, oggi, di quegli anni in cui i movimenti di massa hanno fatto sentire maggiormente il proprio valore e la propria voce? Si può parlare di eredità? Oppure nulla è cambiato nei rapporti sociali, nella politica degli attuali politici, nella cultura? Furono veramente anni di svolta? O tutto si è miseramente esaurito con quei terribili colpi di coda ad opera del terrorismo? Continua a leggere “La nostra storia. 1968-2018: il Sessantotto raccontato dai testimoni /2”

1968-2018: ieri il ’68 oggi i cinquantenni

1968-2018. Cinquantanni. Cosa è cambiato da quegli anni di contestazione studentesca, di stravolgimenti sociali, di lotta armata e di ideologie politiche? Cosa è rimasto, oggi, di quegli anni in cui i movimenti di massa hanno fatto sentire maggiormente il proprio valore e la propria voce? Si può parlare di eredità? Oppure nulla è cambiato nei rapporti sociali, nella politica degli attuali politici, nella cultura? Furono veramente anni di svolta? O tutto si è miseramente esaurito con quei terribili colpi di coda ad opera del terrorismo? 

Nel nostro viaggio ci affidiamo a due testimoni dell’epoca, Corrado Poli e Leopoldo Pietragnoli, che hanno vissuto i sussulti del movimento e oggi, alla vigilia del cinquantesimo, rileggono i fermenti che hanno poi attraversato anche il decennio successivo.

di Corrado Poli*

Ieri il ’68, oggi i cinquantenni: stento a credere che sia già passato mezzo secolo. Cos’è
cambiato da allora? Tutto … perché tutto rimanesse come prima, parafrasando il Gattopardo? Continua a leggere “1968-2018: ieri il ’68 oggi i cinquantenni”